Reati tributari e riciclaggio, un bresciano tra i quattro arresti della GdF

Si parla anche di reati fallimentari e di un sistema di società con conti all'estero dai quali fare rientrare i capitali.

(red.) Nelle ore intorno a venerdì 15 gennaio le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza di Bergamo hanno dato esecuzione a un’ordinanza che dispone la custodia cautelare di quattro persone, tre in carcere e una ai domiciliari, ritenuti i responsabili di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati tributari, fallimentari, riciclaggio, usura ed estorsione. Il provvedimento, emesso dal gip di Bergamo, dispone anche il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 27 milioni di euro e il divieto di esercitare imprese o ricoprirne uffici direttivi per un quinto indagato. L’ordinanza è stata eseguita insieme a 19 perquisizioni locali e personali.

Sono 50 i finanzieri che hanno operato nelle abitazioni degli indagati nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Vicenza e Verona. Le misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria sono l’epilogo di una lunga indagine della procura di Bergamo con la Guardia di Finanza di Sarnico. Le attività investigative, avviate nel 2018 dopo una verifica fiscale, avevano già portato nel febbraio 2019 al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 4 milioni di euro. L’indagine è proseguita attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi occulti di osservazione e controllo, esame di documentazione contabile e bancaria, audizione di testimoni. È stato così possibile ricostruire una fitta rete di società, costituite e amministrate direttamente o a mezzo di prestanome complici dei principali indagati, utilizzate per emettere dal 2015 al 2018, fatture relative ad operazioni inesistenti per oltre 40 milioni di euro, in favore di numerose società compiacenti operanti nel nord Italia, soprattutto nel settore edile, della meccanica, del commercio di bancali in legno e pellet.

Un articolato e insidioso meccanismo criminale creato al solo scopo di consentire un’evasione milionaria a vantaggio di numerosi imprenditori utilizzatori delle false fatture, ma che è servito anche per mascherare la restituzione di capitali concessi in prestito a tassi usurari dagli indagati ad aziende in difficoltà. Grazie agli accertamenti bancari, i militari di Sarnico sono risaliti anche ai flussi finanziari verso conti esteri accesi negli istituti di credito in Polonia, Slovenia e Repubblica Slovacca sui quali sono confluiti pagamenti di fatture false, successivamente monetizzati con prelevamenti di denaro contante e reintrodotti sul territorio nazionale. Sono stati colpiti dalle misure cautelari e condotti in carcere a Bergamo tre imprenditori, un 45enne bresciano originario di Chiari, un altro 45enne bergamasco di Calcinate e un 57enne di Bergamo. Un 30enne originario di Monza e residente nel cremonese è invece finito agli arresti domiciliari.

Raggiunto dalla misura dell’interdizione per un anno ad esercitare attività d’impresa un 68enne originario e residente nel bresciano. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati nei confronti degli indagati beni e valori quantificati ad oggi in oltre 7,5 milioni di euro. Si tratta di diversi immobili, tra cui quattro ville, alcune in località turistiche marine e montane, depositi, magazzini e fabbricati industriali ma anche terreni, diverse autovetture e moto, gioielli, orologi, quote societarie, denaro contante e disponibilità bancarie e postali. Gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno consentito di denunciare 22 persone coinvolte, a vario titolo, nell’illecito sistema scoperto dalle Fiamme Gialle, sequestrare beni e disponibilità finanziarie per complessivi 12 milioni di euro, elevare contestazioni fiscali per oltre 19 milioni di euro e quantificare ulteriori operazioni imponibili per oltre 42 milioni di euro che saranno recuperati.

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