Evasione continua, mezzo miliardo e riciclaggio di denaro dall’estero foto

Servizi tributari illeciti, una sede usata come laboratorio. E il tentativo di ripulire il denaro in conti dello Ior.

(red.) Questa mattina, martedì 18 febbraio, la procura di Brescia ha reso noto i dettagli dell’operazione “Evasione continua” con cui la Guardia di Finanza e lo Scico di Roma hanno sgominato un’organizzazione dedita alla frode fiscale. E scoperto che nello studio di un commercialista bresciano c’era una vera e propria “fabbrica” di evasione fiscale. L’indagine vede coinvolti, a vario titolo, un centinaio di persone (tra le province di Brescia, Bergamo, Milano, Roma, Parma, Mantova, Perugia, Lodi, Modena, Reggio Emilia, Torino, Bari, Vicenza, Pavia, Napoli e Verona) e ha per oggetto circa mezzo miliardo di euro di false operazioni (tra fatture per operazioni inesistenti e crediti fiscali fittizi) che hanno consentito al sodalizio di guadagnare circa 80 milioni di euro.

Le Fiamme Gialle stanno procedendo in queste ore – si legge in una nota – a dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice di Brescia: arresti nei confronti di 22 responsabili (17 in carcere e 5 ai domiciliari tra le province di Brescia, Bergamo, Milano e Roma) di svariati reati, tra cui, in particolare l’associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro. Notificate anche due misure interdittive dalla qualità di imprenditore amministratore di società commerciale. In quel “laboratorio” bresciano di evasione fiscale, i “colletti bianchi”, supportati da altri sodali, anch’essi dimoranti a Brescia e con precedenti penali nei reati tributari, erano dediti a produrre “pacchetti evasivi”. Il sodalizio aveva quattro finalità.

La prima consisteva nel produrre servizi tributari illeciti, attraverso centinaia di società di comodo (sia nazionali che estere) e prestanome. Lo scopo prioritario era la produzione di crediti fittizi (da utilizzare indebitamente in compensazione), nonché di fatture per operazioni inesistenti. La seconda finalità era quella di vendere tali servizi attraverso una rete di distribuzione. I colletti bianchi individuavano i soggetti a cui piazzare i loro prodotti attingendo tra gli imprenditori loro clienti desiderosi di abbattere le imposte. La terza finalità consisteva nello sviare eventuali attività di controllo, attraverso il traffico di influenze illecite e le intimidazioni ad eventuali soggetti che volessero collaborare con la Guardia di Finanza. Nello specifico, infatti, gli indagati, percepita l’attenzione degli investigatori a fronte di acquisizioni documentali effettuate dai finanzieri nelle società cartiere da loro gestite, si rivolgevano a faccendieri, conosciuti tramite reti di relazioni, per ottenere informazioni privilegiate sui controlli in corso.

Tra i faccendieri remunerati per la loro millantata attività di intermediazione (rivelatasi del tutto inefficace) emergono un (falso) appartenente alle Forze dell’ordine, nonché un (falso) appartenente ai servizi segreti nazionali. Non sono mancati i tentativi di intimidazione nei confronti di chi potesse fornire informazioni utili alle indagini. Tentativi, tuttavia, risultati vani anche grazie all’intervento preventivo degli investigatori che hanno attivato appositi dispositivi di tutela. Ultimo scopo del sodalizio era quello di ripulire il denaro frutto dell’evasione fiscale, immettendolo nel mercato e trasformandolo in potere d’acquisto apparentemente lecito da reinvestire in nuove attività. Lo spessore professionale dei soggetti coinvolti consentiva di ideare svariati e raffinati meccanismi di “lavaggio. Quindi, la monetizzazione di denaro contante con prelievi da conti correnti esteri.

Il sodalizio si avvaleva di una squadra specializzata nel trasporto, su auto, di denaro contante in vari Paesi europei (Slovenia, Croazia, Ungheria). Le indagini hanno permesso di sequestrare, ad oggi, banconote “cash” per un valore complessivo di 2,1 milioni di euro, attraverso operazioni internazionali di polizia, anche con interventi effettuati direttamente in territorio estero, grazie alla diretta collaborazione delle autorità locali e forze di polizia straniere. Particolare rilievo assumono i sequestri effettuati oltre confine, con la presenza dei finanzieri in territorio estero (Umago, Croazia). Oltre 1 milione di euro in contante è stato trovato nelle cassette di sicurezza di una filiale di una banca croata. L’operazione è stata possibile grazie alla tempestiva predisposizione di più ordini di indagine europei emessi dalla procura di Brescia che hanno consentito di attivare prontamente le autorità estere.

Altri sequestri sono stati effettuati dai finanzieri all’ingresso dello Stato, controllando le auto all’atto della reimportazione dei profitti illeciti da altri Paesi europei, dove erano stati occultati. C’è un contributo anche di un “colletto bianco” estero. Un professionista ungherese aveva lo specifico compito di occultare il denaro proveniente dall’evasione fiscale, aprendo e gestendo – per conto dei promotori del sodalizio – conti correnti accesi in Ungheria e in altri Paesi. Infine, il reimpiego del profitto nelle proprie attività economiche. L’attività di indagine ha permesso di rilevare come i sodali abbiano reimpiegato parte degli illeciti proventi nelle loro attività economiche, capitalizzandole ed acquisendo asset patrimoniali.

E sono anche stati individuati dei tentativi, da parte dei principali professionisti indagati, di aprire conti correnti allo Ior, l’istituto di credito vaticano, dove depositare il profitto del reato. La cooperazione con la Polizia vaticana ha consentito di ricostruire tutti i passaggi dei tentativi di pulizia del denaro sporco, scongiurando il travaso dei profitti oltre confine. E per occultare parte dei fondi neri, i promotori del sodalizio hanno costituito un trust simulato. Tra gli asset nascosti anche beni immobili situati fuori dal territorio dello Stato. L’indagine ha, dunque, consentito di ricostruire le fasi, i ruoli, i trasferimenti e i passaggi di denaro dell’associazione per delinquere, permettendo di smantellare il gruppo criminale e di recuperare i patrimoni illeciti con il sequestro del maltolto.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.