Via Industriale, colpito da bobina di 16 tonnellate

Massimiliano Faro, 51 anni di Mazzano, schiacciato dalla pesante matassa su un carroponte. Le reazioni di politica e sindacati. Secondo dramma dopo Berzo.

(red.) Si chiamava Massimiliano Faro, di 51 anni, la vittima del tragico infortunio sul lavoro avvenuto ieri mattina, lunedì 15 luglio, nei capannoni del Centro Siderurgico Bresciano di via Industriale, in città. Secondo la prima ricostruzione della dinamica eseguita dai carabinieri della compagnia di Brescia, l’operaio, dipendente dell’azienda da qualche anno, stava lavorando con un altro collega a un carroponte per muovere delle bobine di acciaio prodotte in un laminatoio. A un certo punto, intorno alle 9,30, ma non è ben chiaro il motivo, una di queste del peso di 16 tonnellate si è sganciata colpendo in pieno lo sfortunato lavoratore. Subito gli altri addetti hanno compreso la gravità della situazione, allertando i soccorsi al 112.

Sul posto, oltre ai militari, sono arrivate le ambulanze, i vigili del fuoco di Brescia e anche i funzionari dell’Ats per accertare la dinamica. Nel frattempo la notizia dell’infortunio mortale si era diffusa a Molinetto di Mazzano dove la vittima abitava con la moglie e due figli in via Donatori di Sangue. E proprio la figlia ha ricevuto la drammatica notizia mentre si trovava in Calabria, prendendo il primo aereo per tornare nel bresciano e stare accanto alla famiglia. All’interno dell’azienda sono stati svolti tutti gli accertamenti del caso, mentre la procura ha disposto il sequestro del carroponte e di tutti gli attrezzi usati per il movimento delle bobine, oltre all’autopsia sulla vittima e che sarà eseguita nelle prossime ore. Non è chiaro se il pesante pezzo di metallo si sia sganciato da una pinza, oppure se il carico ne abbia mossa una che poi è finita contro l’operaio.

E di fronte a questa nuova tragedia sul lavoro, la seconda in pochi giorni dopo quella di Berzo Inferiore, non sono mancate le reazioni dai sindacati e dalla politica. “Dopo pochi giorni si deve registrare un altro infortunio mortale nella nostra provincia: continuiamo ad insistere che devono essere ampliate in tutte le aziende le occasioni di formazione e di informazione dei lavoratori – si legge in una nota della Fiom Cgil – e che devono essere ampliati gli organici degli enti a cui vengono affidate le operazioni di controllo e di ispezione al fine di rendere più coerente la tutela della salute e della sicurezza in tutte le realtà, anche in quelle più piccole come in questo caso. La Fiom, con le altre organizzazioni e con i rappresentati sindacali, valuterà quali saranno le iniziative da intraprendere già nei prossimi giorni”.

“Ancora un morto sul lavoro in Lombardia. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari, ai colleghi e agli amici e lanciamo un grido d’allarme che non può restare ancora una volta inascoltato – dicono i consiglieri regionali del Pd.- Di sicurezza sul lavoro si parla sempre meno, ma è evidente che le garanzie per i lavoratori stanno ancora diminuendo. È necessario intervenire al più presto. Di lavoro non si può e non si deve morire. Per questo, con un emendamento all’assestamento di bilancio, chiederemo alla Regione Lombardia di rafforzare le politiche di prevenzione e destinare maggiori risorse per migliorare i controlli sui luoghi di lavoro da parte delle Ats. Non possiamo dimenticare che negli ultimi anni le risorse destinate alle Ats per la prevenzione sono state quasi dimezzate. Serve intervenire subito”.

Anche dall’Associazione Industriale Bresciana, tramite il vicepresidente Enrico Frigerio, con delega all’Energia, Ambiente e Sicurezza, arriva un commento, sottolineando come siano sette dall’inizio del 2019 i morti sul lavoro in provincia. “C’è un grande rammarico per gli ultimi due incidenti che sono capitati in due imprese bresciane, sono episodi che lasciano senza parole. Nonostante tutte le aziende della provincia siano rispettose delle regole – dice – stupisce che possano ancora accadere tragedie del genere: evidentemente qualcosa ci sta ancora sfuggendo, stiamo lavorando ma ancora non abbastanza”.

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