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False griffes sul web, anche un egiziano di Brescia

Un ragazzo residente nella nostra provincia aveva acquistato in una settimana merce contraffatta con l'intento di rivenderla. Arresti dalla GdF di Rovereto.

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(red.) In carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio dello Stato, produzione, commercio e vendita di merci contraffatte sono finite sei persone, mentre ai domiciliari con l’accusa di ricettazione e cessione di marchi contraffatti sono altre cinque. Si tratta dell’operazione “Agorà” condotta nelle ore intorno a giovedì 22 novembre dagli agenti della Guardia di Finanza trentina di Rovereto. In esecuzione del decreto di sequestro preventivo del giudice sono state sequestrate migliaia di euro, sia in contanti sia su conti bancari e carte ricaricabili, corrispondenti ai guadagni ottenuti dal gruppo criminale che saranno segnalati al Fisco in base alle norme sulla tassazione dei proventi illeciti.

Tutti quelli che hanno acquistato merci contraffatte, una quarantina di soggetti in tutto, sono stati identificati e denunciati per ricettazione. Nel corso delle quaranta perquisizioni sono stati sequestrati circa diecimila tra capi di abbigliamento (giubbotti, felpe, magliette e maglioni), accessori (scarpe, cinture, borse e borsette) e marchi. Sequestrati cinque finti Rolex di buona fattura, penne e bracciali contraffatti. Al termine delle operazioni sono state smantellate tre fabbriche clandestine, due a Napoli e una a Volla (Na), dove sono stati sequestrati sei macchinari e attrezzature, tessili rotoli di pellame serigrafato, punzoni metallici e due cliché (Armani e Louis Vuitton), oltre a ventuno cellulari, due computer portatili e sette carte prepagate su cui far transitare il denaro.

G.A. non vendeva solo a clienti finali, ma anche a soggetti che rivendevano a loro volta i prodotti contraffatti, come ha rivelato il caso di un ragazzo egiziano residente in provincia di Brescia che in una sola settimana aveva acquistato merce contraffatta per circa mille euro. La rete di acquirenti, sia privati che commercianti al dettaglio, copriva l’intero territorio nazionale: le perquisizioni hanno interessato dieci Regioni d’Italia, in particolare – oltre a quella di Trento – le province di Milano, Bergamo, Cremona, Venezia, Vicenza, Trieste, Pordenone, Firenze, Roma, Viterbo, Napoli, Caserta, Taranto, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia e Siracusa.

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