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Polizze false, ecco come funzionava il sistema

I due arrestati avevano fondato imprese identiche a note assicurazioni. Poi facevano sottoscrivere contratti agli enti. Anche alla Provincia di Brescia.

(red.) Martedì 18 luglio è stata presentata nei dettagli l’operazione “Garanzia” condotta dagli agenti della Guardia di Finanza di Brescia con il coordinamento della procura locale e l’interessamento della procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Il capo procuratore Tommaso Buonanno e l’aggiunto Sandro Raimondi con le Fiamme Gialle hanno illustrato anche i rischi che potevano riguardare l’intera collettività. Si parla delle polizze fideiussorie false scoperte dagli inquirenti e che hanno portato ad arrestare due persone, indagarne altre undici e a sequestrare nei loro confronti e di un terzo soggetto 640 mila euro di beni.

Il meccanismo è molto articolato ed è stato messo alla luce dalla Finanza nel momento in cui ha voluto verificare 17 milioni di polizze assicurative contratte dalla Provincia di Brescia, uno dei trenta soggetti truffati. I due finiti in carcere, un 57enne di Latina e un 30enne rumeno, tra il secondo semestre del 2014 e il primo del 2015 avevano formato un’organizzazione operativa tra l’Italia e Londra. Avevano costituito delle società identiche nel logo e nella ragione sociale alle aziende assicuratrici estere di cui si conosceva l’affidabilità. Poi c’era chi proponeva questi contratti di polizze a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli delle imprese reali. Erano tutte rivolte agli enti pubblici, tra Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Bari e Roma, ma anche a Trenitalia, Anas e altre realtà per una trentina in tutto di soggetti.

Si trattava di assicurazioni, per un totale di 550 milioni di euro, avviate per coprire i rischi dai lavori negli appalti pubblici, di cui 178 milioni anche nel campo ambientale. E di queste, 17 milioni contratte dal Broletto. Le forze dell’ordine sono partite proprio da queste, visto che è l’unico ente nel bresciano a lanciare l’autorizzazione integrata ambientale per concedere le aperture e ampliamenti di discariche. Non a caso tra i truffati c’è anche la Systema Ambiente che guida una cava. Attraverso broker e contatti con uno dei due finiti in carcere e che si esprimeva in inglese facendo finta di conoscere l’ambiente londinese, gli enti pubblici si fidavano di queste polizze.

Il problema è che, nel momento in cui qualcosa fosse andato storto nei lavori, gli stessi enti non potevano vantare la garanzia di assicurazione perché era contraffatta. Di fatto, quindi, la Finanza e la procura di Brescia, dopo un anno di indagini, sono riuscite a intervenire in tempo. Gli undici indagati sono accusati di associazione a delinquere, truffa, illecita intermediazione assicurativa con l’aggravante della transnazionalità. Ma l’indagine non si è conclusa, perché gli inquirenti vogliono verificare il ruolo dei soggetti all’interno degli enti pubblici e che si sono occupati di contrarre le polizze assicurative fasulle.

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