Ghirardini, chi gli ha dato il cianuro?

Confermato l'avvelenamento per l'operaio della Bozzoli. Gli inquirenti vogliono capire da dove la capsula possa essere arrivata. Svuotati i forni.

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Ghirardini(red.) Un veleno usato anche per uccidere cani e gatti. La presenza del cianuro nella capsula in silicato trovata nello stomaco dell’operaio Giuseppe Ghirardini, rinvenuto senza vita a Ponte di Legno, nel bresciano, il 18 ottobre, è stata rilevata venerdì 13 novembre. Gli accertamenti da parte dei Ris di Parma sono iniziati nel primo pomeriggio per concludersi dopo qualche ora tra vari test non più ripetibili. Il risultato è che l’operaio è stato avvelenato. Sotto esame degli esperti è finita anche la bottiglietta trovata accanto al cadavere dell’operaio in Case Di Viso, ma che non conterrebbe sostanze nocive.
Sabato 14 novembre, invece, andranno avanti i controlli sui tamponi prelevati nell’auto abbandonata e scoperta a 100 chilometri dalla sua residenza di Marcheno e a un’ora di cammino dal torrente nelle cui vicinanze c’era il corpo di Ghirardini. La notizia del cianuro è stata prima data al capo procuratore di Brescia Tommaso Buonanno e al pubblico ministero Alberto Rossi che tiene aperti due fascicoli. Uno per sequestro di persona nel caso di Mario Bozzoli che risulta ancora scomparso dall’8 ottobre e l’altro per istigazione al suicidio verso Ghirardini. Ma secondo l’avvocato dell’ex moglie dell’operaio morto, Marino Colosio, verrebbe a cadere la pista secondo cui il dipendente si sarebbe ucciso con il veleno.
Quel tipo di capsula non si troverebbe sul mercato, mentre il cianuro, in realtà, nell’azienda Bozzoli di via Gitti viene usato per alcuni tipi di lavorazioni. Gli inquirenti cercano di capire se l’uomo sia stato costretto ad assumere quel prodotto o l’abbia fatto di proposito. Ma a molti non convince l’idea che Ghirardini, cacciatore e che quindi avrebbe potuto spararsi piuttosto che prendere il veleno, sia finito in quel modo e a diversa distanza da casa. Intanto, nel pomeriggio di venerdì 13, su disposizione della procura sono stati svuotati i forni della fonderia e il materiale viene fatto raffreddare fino a lunedì 16 novembre. In quell’occasione l’anatomopatologa Cristina Cattaneo verificherà la presenza di tracce di Mario Bozzoli nel colato.

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