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Italcarni, anche salmonella nei prodotti

Sei indagati nell'inchiesta dopo il sequestro, mercoledì 7 ottobre, dell'impianto di trattamento di Ghedi. Coinvolti anche due veterinari dell'Asl.

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Carne(red.) Gli interni dell’Italcarni di Ghedi, nel bresciano, sequestrata mercoledì 7 ottobre per presunte procedure irregolari nella macellazione degli animali, metterebbero in mostra uno scenario da inferno. In particolare, si parla di animali agonizzanti che sarebbero stati trascinati dai camion con catene di ferro e spesso alle prese con varie cadute che provocavano fratture poi non curate. Questo è quanto il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani, che ha aperto un’inchiesta con sei indagati, ritiene venisse fatto nell’azienda. Tutto era partito a maggio quando Italcarni aveva installato un sistema di telecamere di video sorveglianza esterna nonostante non avesse avuto l’autorizzazione. Avrebbe poi anche smaltito nelle rogge acqua e sangue degli animali macellati. Così era partita una perquisizione che ha portato alla luce varie carenze igieniche e al controllo sui prelievi di carne regolarmente venduta. All’interno sono stati trovati diversi batteri e in alcuni casi anche la salmonella.
A quel punto la magistratura ha ritenuto fosse necessario installare delle video camere nascoste, notando nei mesi successivi quali fossero le pratiche adottate in azienda. I test sanitari sulla carne che veniva venduta hanno mostrato livelli di batteri anche di 50 volte oltre il limite. Nell’inchiesta, aperta con l’accusa di adulterazione di carne destinata ad alimentazione umana, maltrattamento di animali, falso in atto pubblico e smaltimento illecito di rifiuti, sono finiti indagati il titolare, tre dipendenti e due veterinari dell’Asl della Bassa Bresciana Centrale. I sigilli all’impianto sono stati apposti dal Corpo Forestale dello Stato proprio su disposizione del pm. Dalla vicenda è emerso come la carne messa in vendita e a favore dei consumatori, fosse alterata.

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