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Arresti Isis, “Briki non c’entra”

Aumentata la protezione alla base militare di Ghedi, obiettivo dei presunti terroristi. La sorella del tunisino lo difende e chiede interventi da Stato.

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Base Ghedi(red.) Dopo gli arresti, mercoledì 22 luglio, dei due presunti terroristi Muhammad Wakas e Lassaad Briki residenti a Manerbio e che, tra le altre cose, progettavano attentati a siti sensibili anche di Brescia, l’attenzione si è alzata. Soprattutto sulla base militare di Ghedi che era tra gli obiettivi. In realtà, il sito militare è sott’occhio da sempre, visto che è in dotazione agli americani e ospita Tornado, missili, ordigni e, si pensa, decine di bombe atomiche B-61. Il problema è che bastano due individui, magari armati e con le istruzioni per una bomba, per riuscire a seminare il panico.
Per questo motivo, giovedì 23 luglio dopo gli arresti, si sono riuniti i vertici del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con il prefetto Valerio Valenti, il procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso e i vari corpi di forze dell’ordine. Dal vertice è emerso che sarà perfezionata e potenziata la protezione intorno alla base militare. Intanto, dalla Tunisia i familiari di Lassaad Briki pensano che sia innocente. Tanto che l’arresto potrebbe essere esaminato dal Governo nordafricano. Come riporta Bresciaoggi, la sorella si è rivolta direttamente al premier Habib Essid e poi parlando in radio per smontare le accuse rivolte al fratello. “Non voleva fare attentati, si trova in Italia da otto anni e ha studiato nel campo del turismo” definendolo anche “vittima di un equivoco”. La parente ha chiesto alle autorità tunisine di intervenire.

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