Brescia, richiami vivi: maxi sequestro

Sono 244 gli uccelli sequestrati in due operazioni anti bracconaggio a Chiari e a Palazzolo. Gli esemplari erano tutti di specie vietata e protetta.

(red.) Ancora un episodio di bracconaggio nella nostra provincia. Sono 244 gli uccelli appartenenti a specie protette sequestrati dalla Polizia Provinciale tra Chiari e Palazzolo, nel bresciano. Gli esemplari venivano utilizzati come richiami vivi ed erano dotati di anellini che, secondo gli agenti, potrebbero essere stati falsificati.
Il cacciatore di Chiari, proprietario degli animali, rischia una denuncia, oltre che per bracconaggio, anche per truffa. A segnalare la prsenza di decine e decine di gabbiette con gli uccellini, tutti di specie protette, sono state le Guardie volontarie dell’Anpana di Brescia che hanno fatto intervenire la Polizia Provinciale .
Nei guai è finito un 63enne, F.G. le sue iniziali che, oltre ad avere abbattutto esemplari protetti, in un cascinale di sua proprietà, deteneva gli oltre 200 uccellini in gabbia. Il cacciatore avrebbe ammesso le proprie responsabilità, collaborando con i poliziotti.
Alcuni esemplari erano regolarmente detenuti, ma la maggior parte di essi, 182, erano detenuti illegalmente. Le guardie hanno così sequestrato lucherini, verzellini, cardellini, verdoni, frosoni, tordi sasselli, cesene, tordi bottacchi, merli e pispoloni.
Il 63enne è stato denunciato  per detenzione di fauna protetta, falsificazione di sigillo, e per la presunta violazione dell’articolo 727 del  Codice Penale. Sembra che alcuni uccelli fossero rimasti danneggiati dalla detenzione in gabbia.
A Palazzolo, invece, sono stati messi i sigilli a 47 richiami vivi, trattenuti in gabbie nascoste. Anche in questo caso si tratta di frosoni, fringuelli, peppole. Tutti animali per i quali vige il divieto di detenzione sul luogo di caccia in quanto richiami vietati.
Secondo le Guardie Anpana, gli anelli apposti nelle zampe dei volatili sarebbero stati tagliati e manomessi. Una tecnica che viene in genere utilizzata per potere catturare esemplari in natura. Individuate anche due reti da uccellagione per un totale di 20 metri, con all’interno un pettirosso. Il piccolo volatile è stato liberato e restituito alla libertà.
Nel corso della successiva  perquisizione domiciliare eseguita dalla Polizia Provinciale, sotto sigillo sono finiti 60 uccelli protetti, già morti. Quelli trovati ancora in vita sono in tutto  47, compresi quelli rinvenuti nel capanno.  Il cacciatore dovrà ora difendersi dall’accusa di abbattimento, detenzione di fauna protetta, uccellagione e falsificazione di sigillo.

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