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Reperti etruschi salvati dal “macero”

Circa 120 pezzi sono stati sequestrati a un imprenditore bresciano nel 2002. Ritenuti proventi di ricettazione, stavano per essere distrutti.

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(red.) Stavano per essere distrutti, ma sono stati salvati dal legale di chi li ha posseduti.
Circa 120 pezzi tra statuette, vasi e monili vari di provenienza etrusca e romana sono stati risparmiati al “macero” grazie all’intervento dell’avvocato Alberto Scapaticci e del gip Cesare Bonamartini.
L’odissea dei reperti storici di estremo valore artistico e culturale ha inizio nell’ottobre del 2002, quando sono stati sequestrati dall’abitazione di un facoltoso imprenditore bresciano.
Ritenuti proventi di ricettazione, vista la mancanza di documentazione che certificasse la legittima proprietà dell’imprenditore, la guardia di finanza ha posto i sigilli a cinque vasi, un cratere, 27 monete, due statue, un balsamario e una trentina di oggetti in metallo.
Una statua raffigurante una donna di origine etrusca e 11 vasi, invece, sono stati chiusi a chiave in una cassa.
Dopo le necessarie verifiche tecniche, è stata dimostrata l’autenticità della stragrande maggioranza dei pezzi. L’imprenditore bresciano è finito nel registro degli indagati e, nel dicembre dello stesso anno, gli è stata notificata la chiusura delle indagini. I mesi, poi, sono diventati anni e il fascicolo è stato girato dalla Procura all’ufficio Gip, affinché lo archiviasse. Il giudice, quindi, ha disposto confisca e distruzione.
Fortunatamente, però, il proprietario dei reperti, nominato loro custode giudiziale, in attesa che l’ordine di distruzione venisse eseguito, ha chiesto delucidazioni al suo avvocato.
Verificata la sorte del fascicolo, quindi, questi è intervenuto per chiedere un atto di clemenza storico-artistico-culturale.
Nonostante non sia ancora certa la loro destinazione, quindi, per ora, i reperti sono salvi.

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