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Riva Acciai, pronto il decreto sblocca-impianti

La bozza messa a punto dal ministro Zanonato prevede la possibilità di commissariare società controllate o collegate all'azienda siderurgica.

(red.) Si tratta ancora nel governo per trovare una soluzione che consenta al gruppo Riva di riprendere la produzione e far rientrare i lavoratori, dopo il blocco delle attività seguito al sequestro di beni per circa 1 miliardo.
Venerdì, secondo gli auspici del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ci sarà il Consiglio dei ministri che varerà il decreto necessario.
La bozza di decreto messa a punto da Zanonato prevede la possibilità di commissariare società controllate o collegate all’azienda siderurgica della famiglia Riva, secondo una fonte governativa.
L’obiettivo è rendere possibile l’utilizzo di beni e liquidità da parte di un custode anche se sottoposti al sequestro della magistratura.
La questione riguarda il sequestro giudiziario preventivo di beni di Riva Acciaio per un miliardo di euro – su un totale di 8 previsti – nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale all’impianto Ilva di Taranto, già commissariato nei mesi scorsi dal governo per consentire la bonifica ambientale del sito.
A seguito del sequestro, Riva ha sospeso l’attività degli altri impianti nel Nord Italia, lasciando a casa 1.400 dipendenti, di cui oltre 430 nei tre stabilimenti bresciani della Valcamonica.
Martedì a Verona, si è svolta una manifestazione sindacale nazionale per chiedere al governo di intervenire.
Nei giorni scorsi, lo stesso Zanonato aveva detto che il governo stava studiando una correzione del codice di procedura penale per consentire ai custodi giudiziari di utilizzare anche le liquidità nel caso del sequestro di aziende.
Nel frattempo, Riva Acciaio ha reso noto che chiederà al gip di Taranto di mettere a disposizione del custode dell’Ilva le somme sequestrate per far ripartire la produzione.
Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha precisato che con il decreto di sequestro «non è stata posta alcuna preclusione all’uso dei beni» e che le liquidità sequestrate al Gruppo Riva «non confluiscono nel Fondo unico di giustizia»,ma non possono nemmeno essere riaffidate alla società.

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