Il metodo Stamina ceduto a casa farmaceutica?

E' giallo sulle voci che indicano una cessione dei protocolli utilizzati dalla società di Vannoni, ancora in attesa di valutazione dal ministero della Salute.

(red.) Ancora nessuna relazione ufficiale dal Comitato scientifico per la valutazione del metodo Stamina. Il gruppo, che si è espresso giovedì 29 agosto, al termine dell’incontro, ha passato la parola al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Vale a dire che spetterà al ministro stabilire in definitiva la scelta delle malattie che dovrebbero rientrare nella sperimentazione e i centri in cui fare la sperimentazione stessa. Massimo riserbo quindi ancora quest’oggi  riguardo anche la percorso intrapreso dall’Istituto Superiore di Sanità. Ora la parola passa al ministero competente che a breve dovrà pronunciarsi.
Ma, intanto, è giallo sulle voci che parlano della cessione del “metodo Stamina”, messo a apunto dall’equipe presideuta da Davide Vannoni che, secondo indiscrezioni, sarebbe già stato venduto a una casa farmaceutica.
Lo riferisce il Corriere della Sera, che fa riferimento a una lettera indirizzata da Vannoni a uno studio legale il 21 febbraio di quest’anno, in cui ci sarebbe scritto: «La metodica e il know-how di Stamina sono uniche al mondo e prevedono passaggi che non sono attualmente ancora oggetto di brevetto, ma sono considerati segreti industriali. Stamina ha ceduto la metodica a società di un gruppo di ricerca e sviluppo farmaceutici, che ha previsto penali pesantissime nei confronti del prof. Vannoni nel caso in cui vengano divulgate, senza autorizzazione scritta, informazioni confidenziali».
Sorge dunque un dubbio: se c’è già un’azienda farmaceutica «proprietaria» del metodo perché dovrebbe pagare lo Stato italiano la sperimentazione?
Volgendoci poi al recente passato, si deve anche ricordare che Stamina Foundationè oggetto di un’inchiesta del procuratore di Torino (dove la società ha sede) Raffaele Guariniello, e, dopo un periodo di “quietanza” l’attività è ripresa agli Spedali civili di Brescia, mentre l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – competente in fatto di medicina rigenerativa – ha disposto a sua volta un’indagine per «carenze» del laboratorio in cui vengono preparate le infusioni di staminali. Nel frattempo, le famiglie dei malati hanno presentato decine di ricorsi in Tribunali e, in modo, diversificato, i giudici si sono espressi sulla necessità di somministrazione del trattamento o meno.
Davide Vannoni prosegue nella sua campagna mediatica: ha infatti raccontato il caso della piccola Smeralda, di appena tre anni, ricoverata prima agli spedali Civili di Brescia e quindi a Catania, che «era data per spacciata, aveva una paralisi devastante, non respirava, non reagiva. Oggi può respirare da sola, reagisce agli stimoli, quando viene chiamata si gira».
«Le abbiamo fatto cinque infusioni- ha spiegato Vannoni- e i miglioramenti sono evidenti, come conferma anche l’ospedale di Catania che ha deciso di dimetterla. Certo non è guarita, ma ora può reagire al mondo, le staminali hanno rigenerato i neuroni, è un grande successo per la scienza. La terapia continuerà, passo dopo passo, e speriamo ci siano altri miglioramenti».
Il mondo scientifico si è però schierato contro il metodo Stamina: durissimo l’attacco di Nature, una delle più prestigiose riviste a carattere scientifico che ha definito la metodica usata da Vannoni come un “plagio”, mettendone in dubbio la validità.

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