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Barghe, chef vs critico: guerra da 1 mln di euro

L’ex cuoco Walter Valerio citato in giudizio dal critico gastronomico e giornalista de “La Stampa” Edoardo Raspellil, screditato in una trasmissione di Striscia la Notizia.

(red.) Parlare male della cucina altrui può essere molto offensivo. Ma la permalosità in certi casi può costare un milione di euro.
Questa la cifra che rischia di dover pagare lo chef di Barghe (Brescia) Walter Valerio, denunciato per calunnia dal popolare critico gastronomico Edoardo Raspelli. L’ex patron del “Benedetto Girelli”, in un’intervista rilasciata alle telecamere di “Striscia la Notizia” all’inviato Max Laudadio, aveva contrattaccato il critico colpevole di aver scritto una recensione negativa su “La Stampa” riguardo alla cucina del suo ristorante, accusandolo di non essere mai stato nel ristorante bresciano. Il critico gastronomico nonché giornalista de “La Stampa” e conduttore del programma tv “Melaverde”, che fa della visita inattesa ai ristoranti nei panni di un normale cliente la bandiera della sua professionalità, facendosi rappresentare dall’avvocato Francesco Antonucci del foro di Torino l’ha querelato chiedendogli una cifra pesantissima: un milione di euro di danni.
Quella di Raspelli era stata una critica insopportabile per lo chef, che parlando alla foltissima platea televisiva (7 milioni di share aveva avuto la trasmissione di Antonio Ricci in quella lontana trasmissione del 2009) aveva pensato di reagire ancor più decisamente del suo detrattore. Edoardo Raspelli però sostiene di avere le prove che dimostrano la sua presenza nel ristorante: ricevuta fiscale da girare al quotidiano torinese per il rimborso, il menù, gli appunti e i testimoni. Così Walter Valerio è stato chiamato a comparire in giudizio presso le aule del tribunale di Milano. La data fissata per l’udienza è il 24 ottobre. Il rinomato chef trentino ha lasciato Barghe alla volta degli Stati Uniti lo scorso anno. Il suo ristorante, di proprietà della famiglia Girelli, è stato rilevato da Ivana Martinelli e ha cambiato nome. Ora si chiama «Oca Cioca». Ma il giudizio arriverà implacabile, anche in contumacia.

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