Progettava golpe a Roma, militare a giudizio

Un sergente del Sesto stormo dell´Aeronautica militare di Ghedi aveva ideato una marcia (armata) sulla Capitale, raccogliendo adesioni su Facebook.

(red.) Non è la sceneggiatura di un film e nemmeno la trama di un romanzo, ma quanto avvenuto a Ghedi, nel bresciano è reale, e tanto vero da essere approdato nelle aule del tribunale di Verona.
Un sergente in servizio (all’epoca dei fatti) al Sesto stormo dell´Aeronautica militare di Ghedi aveva ideato un golpe per marciare su Roma, raccogliendo adesioni su Facebook. Sì, proprio sul social network. Evidentemente l’operazione che aveva in mente di realizzare non era vincolata al criterio della segretezza.
L’obbiettivo della marcia su Roma (il richiamo ad altri episodi storici è puramente causale) era quello di turbare le funzioni e le prerogative del capo del Governo e dell´assemblea legislativa, e, se necessario, anche con l’utilizzo delle armi.
La data fissata per il raid era la notte tra il 25 e 26 aprile dello scorso anno.
L’idea del militare non aveva raccolto adesioni fra i commilitoni ed era stata scoperta tramite un´inchiesta condotta dal procuratore militare di Verona Enrico Buttitta e dal sostituto Luca Sergio, che hanno rinviato a giudizio l’uomo per “istigazione all’alto tradimento, per commettere un attentato contro organi costituzionali, continuato ed aggravato”.
Accuse di un certo peso rispetto alle quale il sergente dovrà rispondere il prossimo 2 ottobre. Il militare si è sempre difeso definendo il suo progetto solo una “goliardata”. I giudici, però, non gli hanno creduto.

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