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Sequestro Soffiantini, riaperto il caso Donatoni

Martedì sopralluogo a Riofreddo, dove l’agente dei Nocs fu ucciso nel ‘97 in un conflitto a fuoco tra la polizia e i sequestratori dell’imprenditore bresciano.

(red.) Sedici anni non sembrano essere bastati a far luce sulla morte di Samuele Donatoni, l’agente dei Nocs ucciso il 17 ottobre 1997 durante una sparatoria tra la banda che aveva sequestrato l’imprenditore bresciano (di Manerbio) Giuseppe Soffiantini e le forze dell’ordine.
Si indaga ancora e, martedì, i pm della Procura di Roma effettueranno un sopralluogo a Riofreddo, vicino alla Capitale, dove avvenne il conflitto a fuoco. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella che a uccidere Donatoni non siano stati i colpi del kalashnikov di uno dei rapitori, ma quelli di un’arma in dotazione ai Nocs.
Una nuova accelerazione del caso, che arriva anche dopo la recente pronuncia dei giudici su Osvaldo Brocchi, uno dei componenti della banda che rapì Soffiantini, e che ha chiesto e ottenuto in dicembre la revisione della sentenza definitiva in cui nel 2005 era stato condannato a 25 anni per il rapimento dell’imprenditore e per l’omicidio di Donatoni.
Infatti, il verdetto si basava sulla convinzione che l’ispettore dei Nocs fosse stato ucciso con un kalashnikov da uno dei banditi, per la precisione da Mario Moro, di Ovodda, sardo poi deceduto in un successivo conflitto fuoco con la polizia. Ma in un’altra sentenza del dicembre 2005 la quarta Corte d’Assise di Roma attribuì, invece, la morte di Donatoni al fuoco amico, assolvendo anche il bandito sardo Giovanni Farina dall’accusa di concorso in omicidio volontario (attribuito materialmente a Moro).
Alla luce di questo provvedimento furono accusati di omicidio colposo l’agente Stefano Miscali, l’agente Claudio Sorrentino, il comandante di quell’operazione Claudio Clemente, l’ispettore Vittorio Filipponi, l’assistente capo della polizia in servizio presso i Nocs, Nello Simone, per falsa testimonianza, e l’ispettore della Scientifica Alfonso D’Alfonso e la sua collega Paola Montagna, per omessa custodia delle armi usate durante il conflitto a fuoco.
Il 7 dicembre 2011 il gip del tribunale di Roma, Massimo Battistini, ha disposto la riapertura delle indagini sul conto dei cinque agenti del reparto speciale e dei due della Scientifica coinvolti, a vario titolo, nell’operazione e che, secondo le conclusioni cui giunse la Corte d’Assise di Roma nel 2005 assolvendo Farina, non avrebbero raccontato la verità su quanto accadde quella notte.
Infatti, secondo una perizia balistica, Donatoni fu raggiunto da un colpo sparato da un’arma corta in dotazione ai Nocs, e non dai colpi del kalashnikov imbracciato da uno dei malviventi.

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