Pavone Mella, cani uccisi per “salvare” le lepri?

Gli avvelenamenti sarebbero legati alla cattura e vendita delle lepri. Il veleno utilizzato, vietato a livello internazionale, è mortale anche per l’uomo. Al via la bonifica terreni.

(red.) Il primo particolare che è emerso dalle indagini in corso a Pavone Mella, nel bresciano, sulla misteriosa moria di cani sembra ricondurre la motivazione dell’insano gesto ad uno sporco affare di cattura e vendita di lepri. I protagonisti di tanta crudeltà sono delinquenti (perché solo così possono essere definiti) e non certo cacciatori. Gente senza scrupoli che, per tutelare le cucciolate, non  ha esitato a disseminare la campagna di bocconi avvelenati.
Sino ad ora sono stati nove gli esemplari canini trovati morti o che si sono spenti davanti agli occhi dei padroni o sui lettini dei veterinari che, invano, hanno tentato di salvarli. Ma al triste elenco di animali ammazzati dalle esche velenose vanno aggiunte volpi, tassi e faine, animali protetti e,purtroppo, sempre più rari nelle terre della Bassa.
Ad uccidere, come certificato dalle autopsie effettuate sulle carcasse, sono state esche avvelenate con un potente e vietato insetticida, il “carbofuran”, un geodisinfestante il cui nome è tristemente noto per aver causato la moria di molti leoni in Kenya, tanto da indurre al divieto d’uso a livello internazionale. Bandito dalla Comunità Europea sin dal 2008, il “carbofuran” è però ancora acquistabile in Paesi come Romania e Slovenia, quindi reperibile con una certa facilità.
La moria di cani è diventata anche un’emergenza sanitaria. Infatti, mercoledì, il pericolo di avvelenamento ricondotto a dosi massicce di pesticidi ha portato alla costituzione di un tavolo di coordinamento in Prefettura, per avviare le procedure previste dall’ordinanza del 10 febbraio 2012 del Ministero della Salute.
L’analisi effettuata dall’Istituto Zooprofilattico di Brescia non ha lasciato dubbi: nei bocconi avvelenati è stata rilevata una concentrazione di insetticida sino a 1,583 mg/kg, quando la dose considerata pericolosa per l’uomo è di 1mg/kg.
Ora le indagini si stanno concentrando nell’ambiente della cattura delle lepri. I cacciatori sono stati esclusi a priori, anzi, proprio a loro è stato chiesto di sorvegliare il territorio per evitare il ripetersi degli orribili fatti. Intanto dalla Prefettura è emersa la necessità di avviare quanto prima la bonifica del territorio con spese presumibilmente a carico del Comune di Pavone Mella. Già oggi gli uomini della Protezione Civile di Pavone interverranno nelle operazioni di bonifica della zona delle Martinenghe usando cani muniti di museruola. Al loro fianco ci saranno i volontari dell’Anpana. Per tutti vale l’appello dei sanitari: in caso di avvelenamento è fondamentale far vomitare il cane con acqua e tanto sale evitando di toccare la saliva bavosa, in quanto l’ingestione del veleno provoca la morte anche nell’uomo.

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