Adro, mensa pagata da benefattore milanese

Con una donazione alla Caritas, saldate le rette di 15 famiglie indigenti per il 2013 (6mila euro). L'intervento dopo avere letto dell'autotassazione delle maestre.

(red.) Prima ci fu Silvano Lancini, imprenditore di Adro che saldò il debito alla mensa scolastica per le famiglia “morose” (gesto che gli fece meritare il cavalierato della Repubblica da Napolitano), ora invece un anonimo benefattore milanese si è fatto carico della somma arretrata per i pasti dei bambini delle famiglie indigenti del paese franciacortino e ha pagato ciò che restava ancora in sospeso. Il “cavaliere” misterioso, dopo avere letto che le maestre si sarebbero autotassate per garantire i pasti ai loro piccoli alunni, ha deciso di mettere mano al portafogli e chiudere il contenzioso.
Attraverso una donazione alla Caritas di Adro (Brescia) è stata così coperta la rimanenza del servizio per tutto il 2013. Non solo, l’anonimo generoso ha garantito che, in caso di necessità provvederà anche per gli anni successivi.
Sono 15 in tutto le famiglie (straniere e italiane) che non possono pagare la retta mensile per la mensa, per una media annuale di 6mila euro, compreso il servizio scuolabus.
Sulla pagina Facebook della Fondazione Condividere, fondata dall’anonimo benefattore si legge: “Non cercavo certo pubblicità ma forse, per una volta, aver reso noto l’intervento che ho fatto metterà a tacere chi voleva fare della povertà una battaglia politica”.
Sempre sulla pagina del social si legge: “La Caritas ha accettato la donazione e il primo bonifico è partito proprio oggi. Tutto risolto? Sì, ma che fatica… Perché, vi chiederete, parlo di fatica? Perché dal 16 gennaio ad oggi ho speso ore al telefono per cercare qualcuno che accettasse la mia donazione… per un momento mi è sembrato di essere alla stregua di coloro che riciclano i proventi del narcotraffico: nessuno voleva questi soldi, perché la realtà è che ad Adro si combatte da tempo una guerra ideologica, dove i bambini vengono usati come scudi umani…”
“La netta sensazione”, prosegue il post, “è che il sindaco di Adro e coloro che gli sono politicamente vicini abbiano posto in essere una sistematica opera di dissuasione, neanche troppo pacifica, nei confronti delle persone e/o delle organizzazioni che volevano farsi carico del problema di questi bambini… al punto da indurli a rifiutare qualsiasi forma di aiuto esterno. Pare proprio che ad Adro si sia voluto creare un clima “adatto” a far sì che le famiglie meno abbienti, perlopiù non italiane, siano indotte ad andarsene dal Comune”.
“Che dire d’altro?”, conclude. “Sono contento di aver risolto il problema, ma resto sempre sconcertato quando l’ideologia e la lotta politica perdono di vista la realtà: 15 bambini che hanno il diritto di pranzare tutti i giorni insieme ai loro compagni, a prescindere dal loro ceto sociale o dal colore della loro pelle”.

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