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Camorra, a Brescia la “regia” operativa

Agli arresti domiciliari nella nostra provincia il capo del clan Fabbrocino, Biagio Bifulco che riciclava il denaro sporco attraverso negozi di lusso ed immobili.

(red.) Il Bresciano era una delle province in cui venivano “lavati” i soldi sporchi della camorra.
E’ quanto emerso dall’operazione “Fulcro” eseguita martedì dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha posto sotto sequestro beni per un valore di circa 120 milioni di euro e arrestato 24 persone (4 sono ancora ricercate)  affiliate al clan Fabbrocino, che dalla provincia partenopea si era radicato al Nord e Centro Italia, attraverso catene di negozi di abbigliamento e supermercati.
I sequestri sono stati eseguiti in sette regioni a 36 fiancheggiatori o prestanome del clan. Nel mirino 80 aziende di Bergamo, Milano, Brescia, Mantova, Roma, e Frosinone; aziende agricole in provincia di Perugia; supermercati in Abruzzo, fabbriche tessili e stirerie nell’ area vesuviana.
Le indagini hanno portato alla luce episodi di usura ed estorsioni, ma anche la presenza del clan negli appalti pubblici, in modo particolare nella gestione della smaltimento dei rifiuti.
Tra i reati accertati ci sono anche la fittizia intestazione di beni, la turbativa d’asta e il voto di scambio. In particolare l’inchiesta è riuscita far emergere un giro di riciclaggio dell’ammontare di oltre cento milioni di euro: i capitali provenienti da attività illecite del clan arrivavano in Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Campania.
Ma era a Brescia il “Fulcro” delle attività, perché qui, dal 2005 era in libertà vigilata Biagio Bifulco, capo dell’organizzazione, a capo di società di abbigliamento. E proprio in Franciacorta sono avvenuti alcuni dei sequestri messi in atto nel corso dell’operazione di martedì.
A Rovato si trovava infatti uno dei negozi di lusso che riciclava i proventi dell’attività illecita del clan Fabbrocino. Sigilli anche ad un magazzino.
Secondo la ricostruzione degli investigatori della Dia, l’organizzazione criminale, dopo l’arresto e la condanna a due ergastoli del capo storico del clan Mario Fabbrocino, era retta dal 2005 da Biagio Bifulco, per due anni è stato sottoposto alla libertà vigilata a Brescia, a seguito di una fittizia assunzione in una ditta d’abbigliamento con sede in città.
Bifulco, 55 anni, avrebbe quindi approfittato della sua permanenza in Lombardia per estendere i traffici illeciti e, in particolare, le attività di riciclaggio.
Tra i destinatari del provvedimento restrittivo figurano, tra gli altri, Mario Fabbrocino, omonimo del capo camorra, detenuto in carcere da anni. In cella sono finiti camorristi e imprenditori dell’area vesuviana e anche un candidato a sindaco, marito di una nota professionista.
Tra gli arrestati anche l’ avvocato Salvatore Ambrosino, 45 anni, che fungeva da consulente del clan per l’ acquisizione di beni nelle aste pubbliche e l’ imprenditore immobiliare Pasquale Ciccarelli, 60 anni, marito di un notaio e candidato a sindaco di Ottaviano (Napoli) nel 2009 con il sostegno del clan.

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