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Strage S. Polo, Albanese quattro ore davanti al pm

Il camionista 34enne, che lo scorso 4 marzo ha ucciso a colpi di pistola quattro persone in via Raffaello, ha ripercoso davanti al giudice la sua vita e la sua storia familiare.

(red.) In quattro ore ha raccontato, davanti al giudice, la vita con la moglie e con le figlie e, anche, la morte che lui stesso ha dispensato alla sua famiglia.
A nove mesi dall’uccisione, a colpi di pistola, di Francesca Aleruzzo, 45 anni; Vito Macadino di 56; Chiara Matalone di 19 e Domenico Tortorici di 20, Mario Albanese, il camionista 34enne di origini pugliesi, ha ricostruito cosa è successo prima e durante la strage di via Raffaello a San Polo, Brescia.
Un dialogo per cercare di dare un “perché” ad un gesto folle che, in pochi istanti, ha cancellato l’esistenza di quattro persone, la moglie Fracesca, un amico di quest’ultima, il volontario della Croce Bianca Vito, la figlia di primo letto della donna, Chiara e il fidanzatino della ragazza, Domenico, arrivato a Brescia con lei per cercare lavoro.
Davanti al sostituto procuratore Antonio Chiappani, Albanese ha provato a ricostruire le motivazioni che hanno armato al sua mano fino a quella tragica notte di sangue e di dolore.
Dalla strage sono state risparmiate le tre bimbe (5, 7 e 10 nni) che l’uomo aveva avuto dal matrimonio con la maestra elementare, dalla quale si stava separando, piccole testimoni di quanto accaduto poiché hanno assistito all’esecuzione della sorella Chiara e di Domenico, che dormivano in stanza con loro, dove è avvenuta la mattanza.
Albanese ha ripercorso tutta la propria esistenza, dall’infanzia trascorsa in Puglia ala trasferimento a Brescia. L’incontro con Francesca, le nozze, la nascita di tre figliolette e poi la separazione dalla moglie.
Detonatore della rabbia sarebbe stata la scoperta dell’amicizia che Francesca aveva stretto con Vito Macadino, con il quale la donna era uscita a cena, in compagnia di altre persone, la tragica notte del 4 marzo scorso.
Proprio la gelosia dell’uomo sarebbe stato l’elemento scatenante la sua furia omicida.
Armato di una mazza e di una pistola, sorprende la moglie che sta facendo rientro in via Raffaello con il nuovo amico e lì si scatena la sua furia. Dopo avere scaricato la pistola su Francesca e Vito, Albanese entra in casa e spara anche alla figlia della donna e al suo fidanzatino. Quindi esce dalla villetta e tenta di suicidarsi ma viene fermato da un carabiniere, suo vicino di casa, che lo ferma a e lo convince a desistere.

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