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Usura ed estorsione, reati in calo nel Bresciano

Nei primi nove mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le denunce sono diminuite. I dati raccolti con sistema Sdi e questionari dell'Acb.

(red.) Martedì 20 novembre, in Prefettura a Brescia, si sono riuniti l’Osservatorio Provinciale e il Minipool Antiracket e Antiusura che, riuniti in seduta congiunta, hanno fatto il punto sull’andamento dei fenomeni dell’usura e dell’estorsione in provincia di Brescia ed effettuato una prima analisi dei dati emergenti dal questionario redatto, nello scorso mese di luglio, dai componenti del Minipool e diffuso dalle Associazioni di Categoria ai propri iscritti e dall’Acb ai Comuni al fine di “conoscere, prevenire e contrastare”, nonché per sensibilizzare gli “addetti ai lavori” sull’importanza di “fare rete di fronte ad un fenomeno sommerso”, privo di tracce e manifestazioni chiare e visibili.
Dai lavori è emerso, in particolare, che, in un contesto socio-economico in difficoltà, come quello attuale, le sofferenze delle famiglie tendono ad aumentare, così pure quelle delle imprese, in particolare quelle piccole e medie che si trovano ad affrontare, oltre ai problemi congiunturali e strutturali, anche il problema dell’accesso al credito.
“Tale situazione”, viene spiegato in una nota della Prefettura, “può provocare il ricorso a prestiti da parte di usurai: fenomeno solo in parte quantificabile sulla base delle denunce, il cui numero si ritiene sia inferiore ai casi effettivi”.
Dal sistema Sdi emerge un calo di circa il 25% sia dei reati di estorsione che di quelli di usura nei primi nove mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I dati della Procura della Repubblica mostrano dal 01/07/2011 al 30/06/2012, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, un aumento del 15% dei reati estorsivi e una diminuzione dei reati di usura pari al 17%.
Per quanto concerne i reati di riciclaggio e impiego del denaro, si registra, nel periodo in esame , un aumento pari al 24% – dati SDI – e al 12%   – dati Procura.
Questa invece la situazione statistica del triennio 2010-2012 (sino alla data del 20/9/2012) integrata dal dato statistico relativo ai procedimenti penali per bancarotta fallimentare e per violazioni finanziarie.
Si è trattato di un lavoro a “più mani” che, peraltro, deve essere ancora completato nei suoi risultati, tramite il quale si intende offrire un concreto ed efficace strumento di prevenzione del fenomeno usurario che può trovare fertile terreno nelle difficoltà che scaturiscono dall’attuale, difficile congiuntura economica che sta interessando molteplici settori produttivi e diverse famiglie bresciane. Si vuole, dunque, colpire un’attività criminale non facilmente individuabile nella sua interezza; ecco perché si sono coinvolti anche gli Enti Locali allo scopo di conoscere le situazioni di maggior disagio e, attraverso l’azione sinergica di tutti gli operatori, diffondere la conoscenza di questo questionario considerato anch’esso come risposta operativa e base per un confronto futuro tra le parti.
Da un’ analisi dei primi questionari ricevuti, non sembrerebbe emergere alcuna situazione di particolare gravità né di allarme sociale; tuttavia, ciò sembrerebbe dovuto, principalmente, ad una adesione non massiccia all’iniziativa, nonostante la stessa sia stata pubblicizzata nelle dovute forme dalle Associazioni di Categoria e dalla stessa Acb.
Secondo l’Associazione Comuni Bresciani i modelli , fino ad oggi pervenuti, risultano compilati, principalmente, da piccole aziende (meno di 15 dipendenti) artigiane e commerciali, con sede in 20 diversi Comuni, con particolare riferimento alle zone corrispondenti alla “bassa bresciana”, alla Valcamonica e alla Valtrompia.
Tra i dati più significativi meritano di essere evidenziati quelli riferiti al Comune capoluogo, in cui il 26,6 % degli intervistati dichiara di trovarsi in una situazione debitoria; tale percentuale si innalza in diverse aree geografiche della provincia (40% in Valcamonica, 38% in Valtrompia e 25% nella Bassa Bresciana): ciò potrebbe far desumere la maggiore presenza del fenomeno in quelle zone.
Nei questionari, in particolare, (circa 150 in tutto), viene in risalto che il 93,45% delle aziende ha risposto negativamente alla domanda “E’ mai stato vittima di richieste estorsive?”. Il 6% degli interessati non ha risposto e una piccola percentuale (0,7%) – corrispondente, in buona sostanza, a un unico questionario – ha dichiarato di essere stata vittima di richieste estorsive. Da segnalare che in quest’ipotesi non risulta essere stata fornita la risposta in merito alla denuncia.
Si è rilevata, altresì, una percentuale, corrispondente al 1,56% circa, che ha risposto di essere stata vittima di intimidazioni e/o danneggiamenti e di aver sporto denuncia per tali fatti.
La terza parte del questionario, infatti, mostra che oltre la metà di coloro che lo hanno compilato non è a conoscenza, in particolare, dell’esistenza dei fondi previsti dalle norme vigenti in favore delle vittime del racket e dell’usura e la quasi totalità degli intervistati non è informata sulle modalità di accesso a tali fondi, nonché sulla possibilità di denunciare l’usuraio senza dovere pagare interessi sulle somme prestate.
A questi primi risultati dell’analisi ad oggi condotta, dovranno aggiungersi i dati di altri 500 questionari raccolti dall’ACB, ancora in fase di rielaborazione.

 

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