Imbianchino ucciso per un debito da 5mila euro?

E' forse il movente che ha armato la mano dell'imprenditore Salvatore Ferrara che, dopo l'omicidio del 34enne, si è tolto la vita. Due anni fa la figlia era morta di malattia.

(red.) Aveva perso la figlia due anni fa Salvatore Ferrera, l’imprenditore edile 54enne che martedì sera a Bologna si è tolto la vita con un colpo di pistola poco dopo avere ucciso, con la stessa arma, Stefano Cagna, imbianchino bresciano di 34 anni, davanti ad un bar di San Donato. L’uomo è andato a suicidarsi dalla parte opposta della città e poco lontano dal cimitero dove è sepolta la figlia, deceduta il 22 novembre 2010 per una grave malattia.
Il movente dell’assassinio potrebbe essere legato a questioni economiche. Sembra che l’artigiano 34enne, originario del Bresciano ma da anni residente nel capoluogo emiliano e con precedenti per reati contro il patrimonio, avesse maturato un debito di 5mila euro nei confronti dell’imprenditore.
Stefano Cagna, che abitava negli alloggi popolari del quartiere San Donato, è stato raggiunto da quattro colpi di pistola a distanza ravvicinata. Il quinto, quello di grazia alla testa, è stato esploso una manciata di secondi più tardi. Dopo un ripensamento. L’ultimo, Salvatore Ferrara l’ha conservato per se stesso.
L’esecuzione si è svolta in via Beroaldo, davanti al bar Texas, locale pare frequentato da entrambi gli uomini.
La vittima ha tentato disperatamente di sfuggire alla morte. È sceso dall’auto e si è diretto verso il bar ma il suo assassino non gli ha lasciato scampo. Dopo avergli sparato più volte è fuggito, ma pochi secondi dopo è tornato sui suoi passi e ha fatto fuoco ancora. Subito dopo si è dileguato per le strade del quartiere.
Sono stati i residenti a chiamare la polizia, poco prima delle 21, dopo aver sentito distintamente quattro colpi di pistola. Sul posto sono intervenuti i poliziotti delle volanti e quelli della scientifica. Il caso è affidato alla squadra mobile, coordinata dal pm Antonello Gustapane.
In via Cavalieri Ducati, chiuso all’interno della sua auto, Ferrara si è poi sparato con la stessa pistola, una calibro 7,65, arma risultata ricettata, visto che il proprietario ne aveva denunciato la scomparsa.
Lo hanno trovato i carabinieri dopo che i colleghi della polizia erano risaliti alla sua identità e diramato una nota di ricerca che ha portato i militari a Borgo Panigale, dove l’uomo risiedeva. L’imprenditore si è ucciso a pochi passi dal cimitero dove è sepolta sua figlia.
Il movente del delitto è certamente maturato nei rapporti tesi tra i due. Gli inquirenti stanno scavando nelle loro vite per capire l’origine dei contrasti che hanno fatto scaturire la tragedia.

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