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Picchetto antisfratto, 5 feriti a Manerbio

Altissima tensione venerdì mattina in via Cremona tra forze dell'ordine ad attivisti che volevano impedire l'esecuzione del provvedimento nei confronti di una famiglia immigrata.

(red.) Cinque persone ferite, una porta scardinata e momenti di altissima tensione. E’ quello che è accaduto nella mattinata di venerdì in via Cremona a Manerbio dove era in programma lo sfratto esecutivo per una famiglia di immigrati. Per l’occasione, l’Associazione Diritti per Tutti e il Comitato provinciale contro gli sfratti avevano organizzato un picchetto per impedire che il nucleo di origine marocchina venisse allontanato dall’abitazione.
Alle 7,30 le forze dell’ordine si sono presentate davanti alla porta del civico 9 per effettuare il provvedimento coattivo.
Secondo quanto riportato da polizia e carabinieri sono finiti al pronto soccorso almeno due agenti della locale e un carabiniere. Due, invece, gli attivisti feriti. Secondo quanto riferisce l’emittente radio Onda d’Urto una persona del picchetto “ha anche ricevuto una prognosi di 30 giorni per una grave distorsione al ginocchio”.
Lo sfratto è stato rinviato al 4 gennaio, ma in mattinata la tensione è stata altissima. Come riporta l’emittente bresciana, “il padre è un ex operaio che ha  perso il lavoro a causa della crisi; la moglie è casalinga; il figlio maggiore è un invalido di lavoro che ha subito una menomazione grave al braccio sinistro per un grave incidente nella fabbrica dove era impiegato; altri tre figli minorenni vanno a scuola, la più piccola in prima elementare”.
“Già nel corso del precedente tentativo  di sfratto, lo scorso 21 settembre, c’erano stati momenti di forte tensione”, e gli attivisti avevano anche occupato il municipio per chiedere alla Giunta di “assumersi le proprie responsabilità di fronte ad una famiglia residente nella cittadina con 3 minori ed un invalido”.
Venerdì mattina, viene riferito, “una trentina di uomini tra carabinieri e agenti della polizia locale che giungevano sul posto ancora prima delle 7,30 per “occupare” militarmente gli ingressi al condominio, presidiando il cancellino del giardino comune della palazzina e l’ingresso delle scale, mentre altri esponenti delle forze dell’ordine ed un fabbro tentavano di forzare e sfondare la porta dell’appartamento che era stata barricata”.
“All’arrivo degli attivisti dell’Associazione Diritti per tutti e del Comitato provinciale contro gli sfratti si sono verificati scontri fisici dapprima al cancellino e poi, una volta sfondato il primo sbarramento di forze dell’ordine, all’ingresso delle scale dove soprattutto gli uomini della polizia locale cercavano di impedire l’ingresso degli attivisti”.
La colluttazione ha provocato la rottura di una lastra della porta a vetri .
“La famiglia”, viene riferito da Radio Onda d’Urto, “che al momento ha un reddito di circa 600 euro al mese derivante dalla pensione di invalidità del figlio maggiore, si dichiarava disponibile a pagare 200 euro ed a svolgere lavori di volontariato per il comune”.
L’amministrazione comunale aveva proposto la divisione del nucleo famigliare: l´assegnazione dei minori alle casa famiglia disposte ad accoglierli e nessun provvedimento per mantenere i genitori vicino ai figli.

 

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