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Omicidio di Natale, D’Angelo a processo

Il 47enne, che il 24 dicembre uccise a colpi di pistola il cognato 36enne Luca Zanella, ha chiesto il rito abbreviato. Per l'accusa è "capace di intendere e di volere".

(red.) Capace di intendere e di volere. Queste le conclusioni del consulente psichiatrico dell’accusa sulle condizioni di Vito D’Angelo, il 47enne che la vigilia di Natale del 2011 ha ucciso, a Mezzane di Calvisano (Brescia) l’ex cognato Luca Zanella, 36 anni, freddato a colpi di pistola mentre lavorava in cascina.
Per l’accusa, dunque, l’imputato è in grado di prendere parte al processo, mentre per la difesa dell’uomo le conclusioni sulle sue condizioni mentali sono diametralmente opposte.
I legali del 47enne, che da qualche tempo viveva in contrasto con la compagna, sorella della vittima e madre dei suoi due figli, per ragioni di carattere economico (la donna si era impegnata a riscattare con un mutuo una casa ricevuta in eredità dal padre, soldi che per D’Angelo non dovevano essere impegnati in quell’investimento) lunedì mattina, hanno formulato, davanti al gup Cesare Bonamartini, la richiesta di processo con rito abbreviato, a condizione che D´Angelo venga ascoltato e sia effettuato un confronto tra la perizia della Procura e quella del consulente della difesa.
La difesa dell’uomo vorrebbe far spiegare all’imputato il contenuto delle lettere ritrovate nell’auto di D’Angelo in cui veniva espresso risentimento nei confronti della vittima, e in cui chiedeva perdono ai figli.
Il 47enne è accusato d´omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione e dell’aver agito per motivi abbietti. A queste imputazioni si aggiunge anche l’aggravante del porto illegale d’armi.
Venerdì prossimo è fissata l’udienza preliminare in cui si conoscerà se le richieste della difesa saranno accolte.

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