Gheddafi, sequestri di beni anche a Brescia

Si tratta di conti presso la filiale bresciana di Ubi Banca. I sigilli apposti su rogatoria internazionale del Tribunale dell'Aja che procede per crimini contro l'umanità.

(red.) Sequestrati anche a Brescia i beni riconducibili alla famiglia Gheddafi. Nello specifico si tratta di conti presso la filiale bresciana di Ubi Banca.
Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma nella giornata di mercoledì ha messo i sigilli alle partecipazioni azionarie detenute in Italia dai fondi libici Libyan Investment Authority (Lia) e Libyan Arab Foreign Investment Company (Lafico) in Unicredit, Eni, Finmeccanica, Juventus e Fiat, per un valore di 1,5 miliardi di euro. Il sequestro preventivo è stato disposto dal giudice della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Miccia, su richiesta della Corte penale internazionale dell’Aia al fine di potere risarcire le vittime del regime di Muammar Gheddafi. Sono state sequestrati anche conti correnti e deposito titoli nei seguenti istituti: Banca Ubae, Bper, Abc International.
Sotto sequestro inoltre un immobile a Roma, in via Sardegna, un terreno di 250 ettari a Pantelleria, auto e moto, tra cui le due Harley Davidson del figlio di Gheddafi, Saadi, ex giocatore del Perugia Calcio. I sequestri sono stati eseguiti in mattinata a Roma, Torino, Milano, Modena, Brescia e Trapani.  La rogatoria internazionale è stata emanata dal Tribunale dell’Aja nell’ambito del procedimento per crimini contro l’umanità nei confronti di Gheddafi, del figlio Saif Al Islam e del capo dei servizi segreti Abdullah Al Senussi.
Le investigazioni patrimoniali delle Fiamme Gialle hanno consentito di individuare due società di finanziamento attraverso le quali gli esponenti del passato regime libico avevano nel tempo effettuato investimenti nel nostro Paese. La rogatoria della Corte dell’Aja, emanata nell’ambito del procedimento per crimini contro l’umanità avviato nei confronti del leader libico e di esponenti del passato regime, ha il fine di cautelare il patrimonio degli imputati, che dovrà garantire forme di risarcimento per le vittime del regime di Gheddafi.
L’iniziativa del Tribunale dell’Aja si inserisce in un più ampio contesto delineato da due decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e da due Regolamenti del Consiglio dell’Unione Europea in forza dei quali tali organismi avevano richiesto alla comunità internazionale il congelamento di tutti i fondi e delle risorse economiche appartenenti, possedute, detenute o controllate da Gheddafi o da soggetti a lui riconducibili.
UNICREDIT: la quota sequestrata oggi in mano alla famiglia Gheddafi ammonta all’1,256% della banca, pari a 611 milioni di euro. In mano libica c’è però complessivamente oltre il 5,8% del capitale di Piazza Cordusio. Secondo gli ultimi aggiornamenti Consob, la Central Bank of Libya ne controlla infatti il 4,613%, mentre, dopo l’ultimo maxi-aumento di capitale, la Lia è scesa a febbraio scorso all’1,2% dal precedente 2,59%.
ENI: Per anni si è vociferato di un possesso libico di circa il 2% del cane a sei zampe, ma proprio allo scoppio della guerra libica l’amministratore delegato Paolo Scaroni ha chiarito che nelle mani di fondi facenti in qualche modo capo a Tripoli c’era solo lo 0,5% del gruppo. Lo 0,58% sequestrato oggi, pari a 410 milioni, dovrebbe dunque rappresentare la totalità del capitale controllato dalla Libia.
FINMECCANICA: Ad essere stata sequestrata è stata oggi l’intera partecipazione detenuta dalla Lia, pari al 2,010%, ovvero a 40 milioni di euro.
JUVENTUS: Anche in questo caso l’1,5% sequestrato è la totalità del capitale controllato dalla Lia. L’ingresso dei libici nella squadra di calcio risale al 2002, quando Tripoli dichiarò l’acquisto del 7,5%. La quota della Lia è stata diluita il 31 gennaio scorso all’1,5% a seguito dell’aumento di capitale del club bianconero.
FIAT: La presenza libica nel Lingotto è decisamente la più antica: è infatti dal 1976 che la Lafico detiene investimenti (oggi minoritari) nel gruppo di Torino. La finanza ha disposto oggi il sequestro dello 0,33% posseduto dalla famiglia Gheddafi in Fiat spa, pari a 19 milioni, e di una equivalente quota dello 0,33% in Fiat Industrial, pari a 34 milioni di euro. Sono state allo stesso tempo sequestrati 622 mila euro in azioni privilegiate di Fiat Auto e 833 mila euro in privilegiate di Fiat Industrial.

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