Ha la leucemia ma al Civile non la curano

La denuncia di una donna albanese a Radio Popolare. La signora, in Italia con un permesso turistico scaduto, per l'Asl dovrebbe pagare di tasca sua.

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(red.) Una vicenda complessa e delicata quella portata alla luce da Andrea Tornago di Radio Popolare, già autore di importanti reportage sulla situazione ambientale bresciana, come quelli relativi alla ex cava Piccinelli a San Polo, che questa volta riguarda l’ospedale Civile di Brescia.
L’emittente milanese ha raccolto la denuncia della famiglia di Sabire, una donna albanese ricoverata dall’inizio di febbraio nel nosocomio cittadino dove le è stata diagnosticata una grave forma di leucemia mieloide cronica. I familiari hanno raccontato che la donna è tuttora ricoverata in corsia, ma che, fino a questo momento, non sono state effettuate cure per questioni burocratiche.
Quale sarebbe dunque il problema? Il fatto è che la signora albanese si trovava in Italia con un permesso turistico della durata di tre mesi, ora scaduto. La mancanza di un regolare permesso di soggiorno impedirebbe dunque all’ospedale di erogare le cure di cui la donna necessita.
Nel frattempo però alla malata, che si è aggravata, è stato rilasciato
un permesso per stranieri temporaneamente presenti sul territorio italiano, documento che consentirebbe, a norma di legge, la copertura finanziaria delle prestazioni mediche, ma che l’Asl di Brescia non ritiene valido, continuando, è la denuncia della famiglia della donna, a chiedere il pagamento delle cure, cure che, viene sottolineato, sono molto costose.
La legge prevede che per cure urgenti ed essenziali gli stranieri non in regola possano avere copertura sanitaria con apposito codice chiamato STP.
Klajda, la figlia di Sabire, ha il documento, rilasciato il 27 febbraio a nome della madre. Ma per l’Asl, spiega la donna ai microfoni di Radio Popolare, non è valido. “Prima la mamma è venuta qua con il visto turistico e abbiamo fatto un ricovero all’ospedale di Montichiari, lei era ancora con il visto e il visto era valido. Lì abbiamo dovuto pagare il ricovero. Poi il 14 febbraio il tempo per rimanere in Italia è scaduto, lei aveva diritto a una tessera per stranieri, oppure alla dichiarazione di indigenza. Ma qua all’Ospedale Civile non la accettano.”
“Ci hanno mandato all’Ufficio Stranieri, ma lì non accettano il codice STP. La struttura sanitaria che ce l’ha rilasciato ha detto che lei ha diritto alle cure per sei mesi, e poi è rinnovabile questo codice…però qui all’Ufficio Stranieri non l’accettano. Dicono che comunque all’Ospedale Civile di Brescia questo STP non si conosce, non l’accettano.” “Ci hanno detto: ‘Se è un ospedale statale, o comunque che si dirige dallo Stato, per dovere rilasciano questo codice’…e adesso ce l’abbiamo e non l’accettano”.
Sabire, spiega la figlia, “Ha una leucemia cronica mieloide. Cioè…le sue piastrine vanno fino a cinque milioni…rischia anche di sanguinare e le trombosi…” “adesso sta prendendo Oncocarbide che è una medicina che serve per tamponare la malattia ma non curarla…a lei serve il Glivec però costa 3.200 euro una confezione…io non me la posso permettere questa medicina”. “Hanno detto anche che dobbiamo pagare tutte le analisi, poi si vedrà. Ci chiederanno anche l’anticipo per fare le analisi che lei ha bisogno di fare”.
La famiglia di Sabire è già provata da una tragica vicenda, come spiega Klajda: “Tre mesi fa è venuto mio papà qua che ha scoperto che la mamma era malata, è venuto a vedere la mamma…è passato un giorno e ha avuto un arresto cardiaco, ed è morto…” Il fatto è successo a Montichiari, e la famiglia afferma che l’ambulanza è arrivata tardi. “Sì, ci ha messo quasi 25 minuti ad arrivare…è morto per asistolia organica, è finito in coma e poi è morto”. E’ stata sottovalutata la gravità del malore quando avete chiamato i soccorsi? “Io ho chiamato due volte…ha chiamato mio marito, poi ha chiamato anche una nostra vicina che ha detto: ‘Chiamo i carabinieri, perché è grave’…non so perché hanno ritardato così tanto”.
“Non avete mai avuto problemi di salute prima di adesso?”, chiede il giornalista. “No”, risponde Klajda con il marito Rani. “Alla signora che lavora in ufficio lì…le ho detto anche in faccia: ‘Quello che ha nostra madre, io lo auguro a lei!’. Oggi mi ha detto: ‘Voi albanesi venite qua e pensate di fare tutte le leggi voi’. Io non sono mai andato per uffici…cioè non ho mai pensato di fare io le leggi in Italia, io seguo le leggi! Sempre con le carte in mano…”
“Questo ve l’han detto qui, in via Biseo? , chiede il giornalista di Radio Popolare. Risposta: “In via Biseo”.

 

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