Calcioscommesse, “Doni è molto provato”

L'ex capitano dell'Atalanta, arrestato nell'indagine sulle partite truccate, ha ricevuto la visita in carcere di due esponenti della Lega. "Non dorme, sta male".

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(red.) ”E’ molto provato dal punto di vista psicologico ed emotivo, non dorme da tre giorni ed è come se si trovasse sotto a un treno”.
Cosi’ il parlamentare della Lega Giacomo Stucchi ha descritto le condizioni di Cristiano Doni, ex capitano dell’Atalanta e anche ex Brescia, arrestato nell’indagine della procura cremonse sulle partite truccate, al quale ha fatto visita, assieme all’assessore regionale Daniele Belotti nel carcere di Cremona, dove il calciatore è rinchiuso da lunedì mattina.
Nel colloquio, avvenuto alla presenza delle direttrice del carcere, non si è parlato della vicenda giudiziaria, ma prevalentemente dello stato di salute di Doni. ”E’ trattato benissimo, come tutti gli altri detenuti”, ha aggiunto Stucchi.
“Ciò non toglie che ha subito un contraccolpo psicologico non indifferente. E’ preoccupato per la famiglia e soprattutto per la figlia. Inoltre è consapevole di quanto l’Atalanta sia importante per Bergamo e per i bergamaschi e sa benissimo quanto sia delicata la questione”.
”Lui non può parlare con gli altri detenuti per la stessa indagine”, ha detto ancora Stucchi, “non ha televisione nè giornali, ma può parlare con i detenuti del suo reparto, che lo tengono informato su quello che si dice fuori”.
Doni è stato aggiornato sull’esito della partita di giovedì sera dell’Atalanta e anche sulla sua presunta fuga al momento dell’arresto.
”Lui ci ha spiegato che non ha mai cercato di scappare”, ha riferito Stucchi. “Erano le 6 del mattino, stava dormendo e pensava che fossero dei ladri. Ci ha riferito che anche i poliziotti che sono andati ad arrestarlo lo hanno trattato bene”.
Stucchi e Belotti hanno parlato anche con Filippo Carobbio, l’ex giocatore dell’Albinoleffe, ora allo Spezia, in carcere anche lui per il calcio scommesse: ”Lo abbiamo visto più tranquillo, forse perchè è già stato interrogato”, ha concluso Stucchi. L’interrogatorio di Doni è fissato per questo venerdì.
Ha invece confessato e raccontato molte altre partite truccate Carlo Gervasoni, giocatore del Piacenza arrestato anche lui lunedì scorso nell’inchiesta della Procura di Cremona sugli incontri ‘taroccati’.
Nell’interrogatorio di garanzia, davanti al gip cremonese Guido Salvini e al procuratore Roberto Di Martino, ha fatto i nomi delle squadre coinvolte nelle partite ancora sconosciute alla magistratura: Albinoleffe, Piacenza, Mantova e Cremonese in serie B e Lega Pro, sostanzialmente tutte le squadre in cui ha militato. La sua seconda attivita’ di ‘piazzista’ di partite sembra nascere nell’Albinoleffe, da cui proviene buona parte dei calciatori coinvolti nell’indagine: da Filippo Carobbio a Paolo Acerbis.
Ed è la seconda squadra orobica che sembra essere l’epicentro della grande truffa, perchè Gervasoni ha raccontato di aver cominciato proprio da lì. E non è un caso se il gip Salvini scrive nell’ordinanza di custodia cautelare che va verificato se il capo della rete di scommettitori di Singapore, Eng See Tan, detto Dan, come raccontato da un indagato, abbia assunto ”il controllo finanziario, seppure in modo occulto, dell’intera società calcistica Albinoleffe”.
Tra gli altri dettagli emersi nell’interrogatorio, ci sarebbe il fatto che i giocatori corrotti arrivavano a vendere le partite anche a una diversa cordata rispetto a quella oggetto nell’inchiesta cremonese. Gervasoni avrebbe fatto i nomi di 20-25 giocatori che sarebbero rientrati nel giro delle combine e che, presumibilmente, saranno destinati ad allungare il già ben nutrito registro degli indagati.
Durante l’interrogatorio, il calciatore è apparso tranquillo, nonostante una brutta notizia riguardante i suoi legali: in mattinata una telefonata con delle minacce di morte era giunta allo studio di uno dei difensori, Filippo Andreussi. E l’altro suo legale, Guido Alleva, ha spiegato che la telefonata conteneva esplicite minacce di morte perche’ il collega assiste Gervasoni che l’anonimo telefonista ha indicato come responsabile delle sconfitte della compagine lombarda. E’ quindi stata fatta una denuncia ai carabinieri.
Non ha invece parlato con i magistrati Luigi Sartor, ex giocatore, tra le altre, di Ternana e Roma. Il suo avvocato, Antonino Tuccari, ha spiegato che la scelta di non rispondere si deve al fatto che il gip ha disposto il divieto di colloquio con il difensore prima dell’interrogatorio. ”Una violazione del diritto di difesa”, ha detto Tuccari, “che sarà fatto valere nelle sedi opportune”. Tradotto: sarà presentata istanza ai giudici del Tribunale del riesame di Brescia.

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