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Rom ucciso, Luciano Manca resta in carcere

Il gip ha disposto la custodia cautelare perchè sussiste il pericolo di fuga e di reiterazione del reato. L'uomo ha ucciso il 18enne Ionut Iamandita a Calcinatello.

(red.) E’ stato convalidato il fermo di Luciano Manca, il 51enne accusato della morte di Ionut Iamandita il 18enne rom ferito a morte con un colpo di fucile mercoledì scorso nel campo nomadi di Calcinatello (Brescia).
Per il gip  Francesco Nappo, che ha confermato il fermo e disposto la custodia cautelare, sussiste il pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
Luciano Manca ”sapeva che sparando avrebbe ucciso, anche se non aveva ben individuato la persona da colpire”. E’ quanto scrive il gip del Tribunale di Brescia Francesco Nappo nell’ordinanza per la convalida del fermo.
Per il giudice ”la distanza da cui è stato esploso il colpo, 10-15 metri, e la direzione del colpo portano a far ritenere provata la sussistenza della volontà omicida”.
L’uomo, attualmente detenuto a Canton Mombello, ha ripercorso le tappe del dramma che lo hanno portato a recarsi in via Campagna e ad esplodere un colpo che voleva “solo intimidire” e non uccidere.
Manca, padre di Francesca, la 28enne trovata morta in un’auto nella zona della Fascia d’Oro di Montichiari, aveva scoperto che la figlia si riforniva di sostanze stupefacenti proprio tra le baracche della frazione bresciana. Lo scorso luglio, dopo averla seguita, l’aveva bloccata e le aveva strappato di mano una bustina con la droga, risultata cocaina.
Ma qualche tempo dopo, era il 21 settembre, Francesca era uscita di buon mattino e aveva incontrato un amico, lo stesso che poi l’avrebbe abbandonata, mentre era in preda ad un malore, nella sua macchina parcheggiata a Montichiari, dove venne ritrovata morta, probabilmente vittima di un mix letale di droghe e barbiturici.
Un dramma che ha fatto sprofondare Luciano Manca in uno stato di prostrazione fortisismo, culminato nella decisione di imbracciare il fucile e sparare in direzione delle baracche dei nomadi, affinchè, come hanno riferito i suoi legali, non accadesse ad altri ragazzi quello che era capitato alla sua Francesca.
Gli avvocati difensori hanno intenzione di chiedere gli arresti domiciliari in Sardegna per l’uomo, lontano da Brescia, e non è esclusa nemmeno la richiesta di una perizia psichiatrica sul loro assistito.

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