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Preso a Tenerife uno dei Marino

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cottarellimarinocugini.jpgIn manette Salvatore, uno dei cugini trapanesi condannati per la strage Cottarelli.

cottarelli.jpg(red.) Salvatore Marino, 50 anni, uno dei due cugini trapanesi condannati all'ergastolo in appello per la strage della famiglia Cottarelli, avvenuta in via Zuaboni a Brescia nell'agosto 2006, e scomparso appena prima della lettura della sentenza, è stato arrestato nell'isola spagnola di Tenerife.
Il latitante, nipote del boss mafioso di Paceco (Trapani) Girolamo Marino, detto Mommo 'u nanu, è stato ammanettato dagli agenti della Squadra mobile di Trapani, del Servizio centrale operativo e del Nucleo investigativo della Polizia penitenziaria in collaborazione con l'Interpol e la polizia locale.
Marino abitava in un residence di Tenerife e, secondo fonti ufficiali, è stato individuato grazie alla segnalazione di un agente della polizia penitenziaria italiana che si trovava in vacanza nell'isola e che lo ha riconosciuto allertando subito gli investigatori.
L'arresto è stato eseguito con un mandato di cattura internazionale della Procura generale di Brescia, che aveva emesso un ordine custodia cautelare in seguito alla condanna all'ergastolo della Corte d'Appello. L'uomo sarà estradato in Italia nel giro di una settimana.
Come i lettori di quiBrescia.it ricorderanno, Salvatore Marino è stato
condannato all'ergastolo in appello il 7 giugno 2010 in quanto corresponsabile del triplice brutale omicidio di Angelo Cottarelli, della moglie Marzenna Topor e del figlio17enne Luca, torturati e assassinati nella loro villetta di via Zuaboni in città il 28 agosto del 2006.
Un massacro compiuto insieme con il cugino, Vito Marino, 44 anni, imprenditore vitivinicolo e figlio del boss, il quale è tuttora latitante. I due trapanesi erano stati assolti in primo grado.
La strage, secondo la ricostruzione, è maturata nell'ambito di una truffa basata su fatture false emesse per incassare illecitamente i contributi della Regione e dell'Unione europea per l'agricoltura.
Vito Marino pretendeva dal faccendiere bresciano Angelo Cottarelli la restituzione di ingenti somme di denaro: si parla di milioni di euro.
Per questo si sarebbe recato con il cugino Salvatore a casa di Cottarelli, avrebbe legato e torturato lui e i famigliari per farsi consegnare il denaro. Provocando la morte di tutti e tre i prigionieri.
Determinante per la ricostruzione della vicenda è stata la testimonianza del faccendere triestino Dino Grusovin, che avrebbe accompagnato i Marino in via Zuaboni, anche se non avrebbe assitito direttamente alla strage.
Di Grusovin si sono perse le tracce da circa un anno.

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