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Coronavirus, Confcommercio: 18 mila imprese del terziario a rischio chiusura

Nel 2021 la paventata chiusura delle attività porterebbe anche a 54 mila occupati in meno. E ci sono altri allarmi.

(red.) Questa seconda ondata in corso della pandemia da Covid-19 non sta provocando solo una crisi sanitaria, ma anche, come ormai è noto, economica. E in questo senso i numeri sui rischi che provengono dal settore terziario di Brescia e provincia fanno rabbrividire. Secondo uno studio che la Confcommercio di Brescia guidata dal presidente Carlo Massoletti ha fatto elaborare dall’istituto di ricerca Format Research, nel 2021 c’è il rischio che più di 18 mila imprese attive nel commercio, turismo e nei servizi chiudano in modo definitivo. E portando anche a una perdita del posto di lavoro per 54 mila addetti. Tra l’altro, va detto che questi numeri sono riferiti allo scorso 30 ottobre, quando ancora non era entrato in vigore il nuovo lockdown “soft” in Lombardia e nel bresciano.

Di conseguenza ci sono anche timori sul Natale che da sempre rappresentava un terzo dell’intero fatturato. In provincia di Brescia sono 61 mila le attività del terziario e oggi le stesse imprese sono pessimiste, con 6 su 10 operanti nella ristorazione che si dicono a rischio di chiudere. In ogni caso, le stesse attività si stanno dimostrando però anche resistenti, organizzandosi con l’e-commerce e il servizio al domicilio e la transizione al digitale. Per questo motivo Carlo Massoletti, che sottolinea anche come lo scorso aprile ci sia stato un crollo dei consumi del 48% rispetto allo stesso periodo del 2019 – livelli da seconda guerra mondiale – chiede risorse più importanti anche per investire nella tecnologia.

Restando nell’ambito delle attività commerciali e produttive, l’assessore lombardo allo Sviluppo Economico Alessandro Mattinzoli, in occasione di un evento organizzato dal Giornale di Brescia, ha lanciato anche un altro allarme. Tanto da parlare di un “attacco economico alla Lombardia” e paventando il rischio che diverse attività in crisi vengano acquisite da soggetti stranieri, a partire dai cinesi. E lo stesso assessore rimarca invece come sia importante cominciare a farsi trovare pronti sui mercati mondiali nel momento in cui l’emergenza sarà conclusa.

Dal punto di vista bresciano, però, c’è anche un altro tema preoccupante. Le attività commerciali che rischiano di chiudere potrebbero chiedere denaro alla criminalità organizzata, ipotizzando fenomeni di usura. Per evitarlo, il Comune di Brescia – con la Camera di Commercio e insieme alle due università, l’ufficio scolastico, l’Ordine degli psicologi, Cgil, Cisl, Confcommercio, Confindustria, Confesercent, Confartigianato, Ance e Associazione Artigiani – partecipano a un progetto di ascolto, sostegno e supporto che coinvolge anche le forze dell’ordine.

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