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Pisogne, 48 ore al fallimento della Ravani

L'azienda metalmeccanica di Costa Volpino rischia la chiusura. Il presidio dei lavoratori continua davanti alla fabbrica mentre la Fiom invoca un accordo. Speranza dalla Tecnoville di Lumezzane.

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(red.) Il count down è iniziato. Ancora 48 ore, poi alla Ravani srl di Pisogne si troverà il cancello chiuso.
Sono momenti concitati per l’azienda metalmeccanica del Sebino. Entro giovedì mattina si attendono risvolti significativi, altrimenti, sul tavolo del Tribunale di Brescia, compariranno i libri dei conti. Solo pochi giorni fa si era trovata un’intesa sofferta tra la famiglia Lisi (proprietaria dell’azienda) e i sindacati), sulla riduzione del personale da 57 a 35 dipendenti, e la stesura di un piano di rilancio dell’azienda.
A questa decisione però i lavoratori si erano opposti, presidiando l’ingresso della fabbrica. A guidare la protesta la Fiom, che contro il progetto dell’azienda muove molte recriminazioni e chiede un accordo più approfondito e concordato fra le parti. «Fuori dal progetto – dice il sindacato dei metalmeccanici –  sono rimasti lavoratori con più di 30 anni di esperienza, con famiglie monoreddito, senza prospettive all’orizzonte. Mentre ci sono lavoratori che con la stessa mansione hanno dichiarato all’azienda che hanno l’alternativa» .
Una speranza si era accesa con l’interessamento della Tecnovielle di Lumezzane, che aveva avanzato una proposta per il rilevamento della società che permetterebbe si salvare tutti e 57 i posti di lavoro. Eppure la firma tarda ad essere apposta in calce al documento di cessione di proprietà. Intanto prosegue il dialogo fra De Lisi e Fiom, nella definizione del”piano B” di salvataggio, che, se però l’azienda di Lumezzane dovesse tirarsi indietro, rimerrebbe l’unica piccola scialuppa su cui mettere in salvo almeno i posti di lavoro più sensibili.

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