Boom di licenziamenti nelle imprese bresciane

L'allarme arriva ancora una volta dalla Cgil. Nei primi tre mesi del 2012 sono stati 3.549 (+51%), oltre tre quarti dei quali in aziende con meno di 15 dipendenti.

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(red.) Non c’è pace per imprese e lavoratori. Nei primi tre mesi del 2012 la cassa integrazione complessiva utilizzata in provincia di Brescia ha superato quota 11 milioni e mezzo di ore, un milione e mezzo in meno rispetto all’analogo periodo del 2011.
Entrando però nei dettagli, si può osservare una esplosione della cassa integrazione ordinaria nel 2012, passata da 3 a 5.3 milioni di ore. Un dato, questo, che fa emergere una diminuzione pesante degli ordinativi e delle commesse rispetto allo stesso periodo del 2011 e non fa immaginare nulla di buono per il futuro. L’allarme arriva ancora una volta dalla Cgil. A essere diminuita, nel 2012, spiega il sindacato, è la cassa integrazione straordinaria (-41%). Questo però non è un segnale positivo ma è purtroppo l’esito del fatto che per tante aziende è finita la possibilità (per quanto prevede la legge) di utilizzare la cassa integrazione straordinaria.
Il calo della cigs è da collegare all’aumento dei licenziamenti: nei primi tre mesi del 2011 i licenziamenti collettivi in provincia di Brescia erano stati 2.357, quest’anno sono 3.549 (+51%), oltre tre quarti dei quali in aziende con meno di 15 dipendenti. Questa situazione del mercato del lavoro a Brescia conferma che sono soprattutto le piccole unità produttive a soffrire, a causa sia dello strozzamento del credito ma anche di una struttura commerciale debole che non aiuta le aziende nell’export, oggi unico mercato non asfittico.
Per quanto riguarda il mercato interno, continua il sindacato, le politiche recessive degli anni passati del governo di centro destra e quelle dell’attuale governo non stanno aiutando il sistema delle imprese e del mondo del lavoro a risollevarsi. A dover essere rimesso al centro sono il lavoro e, quindi, una politica industriale che guardi al futuro.

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