Il massacro della famiglia Cottarelli: trovato il tesoro da 3 milioni nascosto dall’imprenditore

Il 28 agosto 2006 la moglie e il figlio 17enne furono legati e uccisi davanti agli occhi del padre, che poi fu sgozzato e lasciato agonizzante sul pavimento. Poco prima aveva trasportato grandi quantità di banconote in Svizzera.

Urago Mella. Un tesoro dal valore di oltre 3 milioni di euro è stato finalmente rintracciato, venuto alla luce dopo essere rimasto fermo per 20 anni su un conto corrente cifrato della banca svizzera Credit Suisse.
I soldi – come scrive il Giornale di Brescia – erano stati depositati da Angelo Cottarelli, imprenditore che il 28 agosto 2006 fu ucciso insieme a tutta la famiglia in una villetta di Urago Mella. I processi degli anni successivi stabilirono che la famiglia Cottarelli fu massacrata perché l’uomo, che gestiva una società “cartiera”, aveva danneggiato gli interessi di alcune persone legate a Cosa Nostra.
Madre, padre e figlio 17enne furono massacrati in maniera brutale; furono tutti e tre immobilizzati con delle fascette da elettricista, poi la donna e il ragazzino furono uccisi a colpi di pistola: cinque proiettili calibro 22 sparati a bruciapelo davanti agli occhi dell’imprenditore. Dopodiché l’uomo fu sgozzato con un coltello da cucina e lasciato a dissanguarsi sul pavimento. Angelo Cottarelli si spense poco dopo l’arrivo dei soccorritori, durante il viaggio in ambulanza verso l’ospedale.
Questa strage è tutt’ora ricordata come tra le più efferate della nostra provincia. Ricostruire i movimenti di denaro non è stato facile per gli inquirenti, secondo cui Cottarelli trasportava regolarmente grandi quantità di contanti non registrati in Svizzera. Il passaggio avveniva tramite un uomo di fiducia, che veniva letteralmente imbottito di banconote “come l’Omino Michelin”, stando alle sue successive dichiarazioni. Non è ancora chiaro quale sia l’origine del denaro ora depositato sul conto gestito dal curatore fallimentare della società immobiliare Dolma srl, di cui Angelo Cottarelli era amministratore. Ora però questi 3 milioni e 100mila euro dovranno essere riportati in Italia e utilizzati per saldare il debito con lo Stato, ovvero il principale creditore dell’imprenditore.
Per la strage sono stati condannati a 20 anni il faccendiere triestino Dino Grusovin e all’ergastolo il siciliano Vito Marino, morto in carcere nel novembre del 2021. Il cugino Salvatore Marino è stato assolto in via definitiva nel 2022.

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