Montichiari, furti “tecnologici” ai bancomat: in manette un moldavo

Tredici le persone indagate per una serie di furti commessi nel Nord Est dal 2021: tra questi anche i "prelievi" agli sportelli nella Bassa Bresciana. La tecnica utilizzata è quella del 'jackpotting'.

Montichiari. Prendevano il controllo degli sportelli bancomat senza l’utilizzo di esplosivi, ma solo attraverso sofisticati strumenti tecnologici con cui riuscivano a svuotarli dal contante.
«Jackpotting» è il nome della complessa attività investigativa messa in atto dai carabinieri del nucleo operativo di Bolzano che hanno tratto in arresto un moldavo ed eseguito nove perquisizioni nei confronti di altre sette persone.
Il gruppo criminale, composto da 13 persone, sarebbe l’artefice di undici furti a sportelli bancomat nella Province di Bolzano, Vicenza, Mantova e Montichiari (Brescia), nonché di altri furti nei confronti di alcuni esercizi commerciali in Alto Adige.

Niente detonazioni o sfondamenti di vetrine: il gruppo operava in modo molto ingegnoso (e silenzioso) per riuscire a raggiungere i contanti contenuti nei bancomat. In che modo? Utilizzando la tecnica chiamata, appunto, ‘jackpotting’, praticavano delle piccole aperture sugli apparecchi da cui raggiungere facilmente i cavi per collegarsi al sistema e, grazie al lavoro di hacker operanti da remoto riuscivano ad erogare il contenuto nel bancomat. In due casi i malviventi sono riusciti a farsi erogare banconote fino ad un totale di 70mila euro.
I soggetti si sono serviti anche di alcune donne per i sopralluoghi all’interno delle banche: le insospettabili ragazze dovevano scattare foto e video dei sistemi di sorveglianza, affinché i membri del gruppo potessero valutare se portare avanti il colpo.

L’indagine è iniziata nel 2021, quando una sequenza di furti ai bancomat nella provincia di Bolzano  aveva fatto scattare l’allarme. Durante uno dei colpi, i malviventi hanno dovuto abbandonare per fuggire alcuni dei dispositivi elettronici utilizzati ed i militari altoatesini (grazie anche alle analisi dei Ris di Roma) sono così riusciti a ricostruire gli spostamenti degli indagati, verificare le schede telefoniche utilizzate durante i colpi e metterle in correlazione con le immagini di videosorveglianza.
Nelle abitazioni degli indagati sono stati sequestrati numerosi dispositivi tecnologici, tra cui, anche, un congegno idoneo a bloccare e disturbare le frequenze radio di telecamere e Gps.

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