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Brescia, attacco della Procura al clan dei calabresi

Arresti e perquisizioni nel Bresciano. Scacco ad una banda criminale dedita a truffa, usura, estorsione, ricettazione, riciclaggio.

(red.)  I carabinieri e i militari della Guardia di finanza di Brescia hanno eseguito in Lombardia un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, numerose perquisizioni e sequestri nei confronti di persone, per la maggior parte di origine calabrese, ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, truffa, usura, estorsione, ricettazione, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto abusivo di armi.
L’attività, svolta con la direzione della Procura di Brescia, ha permesso di disarticolare un pericoloso gruppo criminale sequestrando in Italia e all’estero denaro, società, beni mobili e immobili per oltre cinque milioni di euro, volti a compensare, tra l’altro, il danno erariale causato.
In manette sono finite 14 persone (8 in carcere, 6 ai domiciliari). Gli arrestati erano residenti prevalentemente nel Bresciano ed erano vicini ad ambienti di stampo mafioso infiltrati nel settore edile della zona. Gli ‘amministratori di fatto’ del gruppo avrebbero accumulato ingenti disponibilità finanziarie tramite condotte usurarie ed estorsive ai danni di imprenditori lombardi operanti proprio nel settore edile.
Il gruppo aveva la disponibilità di numerose armi da fuoco, utilizzate per la riscossione violenta dei crediti maturati nei confronti degli imprenditori usurati, grazie al sistematico ricorso a minacce e vari atti intimidatori come danneggiamenti ed esplosioni notturne di colpi di arma da fuoco all’indirizzo di uffici o esercizi pubblici.
Gli arrestati sono: Tony Zucca e Arturo Lupino, di Erbusco, Vladimiro Tiraboschi, di Corte Franca; Maurizio Musso, residente a Palazzolo sull’Oglio, ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Chiari e commercialista; Roberto Polese, di Martinengo (Bergamo); Michlenagelo Rodi, di casa a Rovato così come Paolo Tripodi, soprannominato “Mangiafuoco”. Già in carcere per altri reati Giuseppe “Bucio” Zappia, residente a Nuvolera; Rocco Zerbonia, di Cazzago San Martino.
Ai domiciliari sono finiti: Umberto Bianchi, di Roma; Maurizio Grazioli, residente a Padenghe, Antonio Saba di Treviglio, Maurizio Scattini, di Sarnico; Donald Sulo, albanese di stanza ad Almenno San Bartolomeo (Bergamo) e Salvatore Tripodi, residente a Rovato.
Gli indagati sono complessivamente 33, tra questi anche la ex-direttrice dell’Ufficio Posta Impresa di via Gambara a Brescia, un dipendente della filiale di Veneto banca di via Triumplina (sempre in città), entrambi accusati di non avere attivato le indagini antiricilaggio, ed un militare della Guardia di Finanza in servizio al centro al centro operativo della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Milano, accusato di avere fatto sapere a due degli indagati dell’esistenza di un’indagine a loro carico.

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