A Brescia si lavano i soldi sporchi delle mafie

La nostra provincia è al 21esimo posto a livello nazionale per numero di beni confiscati alla criminalità organizzata. Sono 120 dall'inizio dell'anno.

(red.) Brescia? Una “lavatrice” della mafia. Se non bastasse la recente operazione della Dia denominata “Fulcro” che ha permesso di stabilire che uno dei “registi” della malavita organizzata attivo  nel Bresciano aveva riciclato denaro sporco in negozi ed imprese della Franciacorta, ora a mettere in evidenza questo fenomeno è la stessa Procura di Brescia.
Sono infatti 120,  tra immobili e aziende sottratti alla malavita organizzata, i beni sequestrati dagli inquirenti nei primi 11 mesi del 2012.
Una dato che colloca il Bresciano al 21esimo posto a livello nazionale (a pari merito con Messina) per beni (mobili ed immobili) sequestrati alle organizzazioni malavitose (ma al 12esimo gradino, tra le province italiane, per numero di aziende confiscate).
La Lombardia è al quarto posto per numero di beni sottratti alle mafie (1.149), dietro Sicilia, Campania e Calabria, ma prima della Puglia.
In regione sono poi 216 le aziende confiscate,numero che è secondo solo a Sicilia e Campania.
Tornando ancora a Brescia, i 120 beni confiscati, la pongono subito dietro a Milano per numero di immobili e aziende riconducibili alla criminalità organizzata.
Nelle procedure di sequestro e confisca dei beni sono legate sì a procedimenti per reati associativi di tipo mafioso (articolo 416bis del codice penale) ma anche se il bene in oggetto è di natura delittuosa o di provenienza incerta.
Le mafie, soprattutto al Nord, lontane dalle manifestazioni “più classiche”, allargano i propri tentacolo mimetizzandosi nel tessuto economico delle ricche province settentrionali, e Brescia è una di queste.
Le società criminali ripuliscono qui il denaro derivante da attività illecite, reinvestendolo nell’acquisto di immobili, negozi, attività industriali. Attività apparentemente “pulite” ma costruite con mezzi derivati invece dal mondo dell’illegalità.
Ma un’altra strada utilizzata dalle mafie è quella del prestito ad interessi o delle società cosiddette “cartiere”. In un momento storico in cui è sempre più difficile per gli imprenditori avere accesso al credito “tradizionale”, ecco che la criminalità organizzata trova gioco facile nell’insinuarsi in queste realtà messe in crisi dalla difficile congiuntura economica.
E parlando di “mafie” in generale, non va sottovalutato l’impatto dell’ingresso di queste organizzazioni anche dell’Est europeo, dalla Russia in particolare.

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