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Usura, tre in manette

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 Prestavano con interessi del 500%. Sequestrati 2,5 milioni di euro. Il capo? Di Torbole.


(red.) Tre persone sono finite in manette e sono stati sequestrati beni per 2,5 milioni di euro nell'ambito di un'inchiesta per l'accusa di usura nei confronti di imprenditori e liberi professionisti di Brescia e dintorni. Tutti gli arrestati sono residenti in provincia.
Secondo gli inquirenti il capo della banda è il 52enne Giovanni Nodari, carrozziere di Torbole Casaglia. Al suo fianco lavoravano il suo compaesano 45enne Angelo Olmi, che si occupava del recupero dei crediti, e Irma Guacci, 41 anni, residente a Desenzano del Garda e originaria di Lecce, che custodiva i beni versati in garanzia dalle vittime dell'usura. Nodari è in galera a Canton Monbello, gli altri due ai domiciliari.
Le indagini dei carabinieri sono
durate circa un anno e hanno portato alla luce numerosi dettagli: secondo l'accusa i presunti strozzini prestavano ad avvocati, commercialisti  e imprenditori rilevanti cifre di denaro, pretendendo interessi attorno al 500% annuo. Il tasso applicato era, cioè, anche del 40% al mese.
A dimostrazione dei soldi che giravano, il sequestro di beni e denaro operato dai militari: quasi 2milioni e mezzo di euro. Sequestrata anche metà della grande villa di Nodari a Torbole.

La vittima che ha fatto partire l'inchiesta è un imprenditore della Franciacorta che si era fatto prestare 100mila euro, e in cinque anni ne aveva restituiti circa 550mila. All'ulteriore richiesta di altre centinaia di migliaia di euro accompagnata da minacce, l'uomo ha deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine. Sono almeno cinque le persone che, in difficoltà, si erano rivolte all'organizzazione. Ma pare che le vittime della presunta banda di usurai possano essere molte di più.
Ora gli investigatori stanno analizzando anche il comportamento di funzionari di banca in stretti rapporti con Nodari. Il carrozziere otteneva infatti condizioni finanziarie molto vantaggiose da alcuni istituti di credito della zona. Gli inquirenti si domandano se la complicità di qualche  impiegato non abbia indirizzato verso Nodari alcune delle sue vittime.


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