Commercio, Brescia perde 1.361 attività e 204 milioni di euro di ricchezza

In sei anni il numero dei negozi è calato dell’11,2% in provincia. Confesercenti lancia la petizione per la rigenerazione del commercio di vicinato.

Brescia. Il commercio di vicinato si restringe e con la chiusura dei negozi diminuisce anche una parte della ricchezza prodotta sul territorio.
È il quadro che emerge dai dati diffusi da Confesercenti Lombardia Orientale, che fotografano l’evoluzione del commercio al dettaglio tra il 2019 e il 2025.
Nel Bresciano, in sei anni, le attività commerciali sono passate da 12.153 a 10.792, con una perdita di 1.361 imprese, pari all’11,2%. Una contrazione che, secondo le stime elaborate dall’associazione, equivale a una perdita di ricchezza di circa 204,15 milioni di euro.
Il fenomeno non risparmia il capoluogo. A Brescia le attività del commercio al dettaglio sono scese da 2.667 a 2.380, con 287 esercizi in meno, pari a una diminuzione del 10,8%. Anche in questo caso l’impatto economico è significativo: la ricchezza persa viene stimata in oltre 43 milioni di euro.
Dietro la riduzione del numero di negozi c’è anche una trasformazione del mercato del lavoro. In provincia gli occupati complessivi nel settore sono passati da 31.565 a 30.293, con una diminuzione di 1.272 unità, pari al 4%.
Il dato diventa però più significativo se si osserva la composizione degli addetti: i lavoratori dipendenti sono aumentati di 1.254 unità, pari al 7%, mentre gli indipendenti sono diminuiti di 2.526, con un calo del 18,6%. A Brescia città gli occupati complessivi crescono dell’8,4%, ma anche qui gli indipendenti diminuiscono del 18,2%.

commercio di vicinato

La tendenza non è circoscritta alla provincia di Brescia. Nell’area dell’Eastern Lombardy, che comprende Brescia, Cremona e Mantova, tra il 2019 e il 2025 sono scomparse 2.572 attività commerciali, pari al 13,2% in meno. La ricchezza persa viene stimata in 385,8 milioni di euro.
Nello stesso periodo gli occupati complessivi sono diminuiti di 3.354 unità, mentre il numero dei lavoratori indipendenti è sceso di 4.404, con una contrazione del 20%.
Il quadro regionale conferma la portata del fenomeno: in Lombardia le attività del commercio al dettaglio sono passate da 95.035 a 83.484, con 11.551 imprese in meno. La conseguente perdita di ricchezza viene stimata in circa 1,73 miliardi di euro.
Ancora più ampia la fotografia a livello nazionale, dove tra il 2019 e il 2025 sono venute meno 111.455 attività, pari al 13,4%. La stima della ricchezza non più generata sul territorio raggiunge 16,72 miliardi di euro.

commercio on line

Per Confesercenti, i numeri raccontano una trasformazione che va oltre la semplice diminuzione dei negozi. La desertificazione commerciale significa anche meno lavoro autonomo, meno servizi di prossimità e una progressiva perdita di relazioni e valore economico nei centri urbani.
L’associazione sottolinea inoltre il diverso impatto della spesa effettuata nei negozi fisici rispetto a quella indirizzata verso le grandi piattaforme internazionali. Secondo la stima proposta da Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nelle attività locali, circa 70 restano nell’economia del territorio; nel caso dei grandi marketplace internazionali, la stessa quota tende invece a uscire dal circuito economico locale.
Proprio per riportare l’attenzione sul futuro del commercio di vicinato, Confesercenti sarà in piazza il 9 e 10 settembre per illustrare i dati sulla desertificazione commerciale e raccogliere adesioni alla proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.
L’obiettivo nazionale è raggiungere 50 mila firme: secondo l’associazione, ne sono già state raccolte quasi 40 mila, con il sostegno di centinaia di amministratori locali.
Nel Bresciano sarà possibile firmare mercoledì 9 settembre, dalle 16.30 alle 19.30, in via Salgari 2, e giovedì 10 settembre, dalle 8.30 alle 12.45, in piazza Vittoria all’angolo con via XXIV Maggio.
Per Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, la desertificazione commerciale non coincide soltanto con le saracinesche che si abbassano: riguarda il lavoro autonomo, i servizi, le relazioni sociali e la ricchezza che rimane o meno all’interno delle comunità. L’e-commerce, secondo l’associazione, può rappresentare un’opportunità, ma dovrebbe essere integrato con una rete commerciale fisica capace di continuare a presidiare città e territori.

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