Autonomia, Benzoni (Azione): «Maggioranza fa propaganda. Difendiamo l’unità del Ssn»
Intervenendo nell’Aula di Montecitorio in merito agli schemi di intesa preliminare tra governo nazionale e alcune Regioni sulla concessione di ulteriori forme di autonomia, il vicecapogruppo di Azione ha così commentato: «Trasferire un potere da Roma a Milano non significa automaticamente avvicinarlo ai cittadini».
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Roma. «Votiamo contro un’autonomia indifferenziata e non finanziata. È un voto contro il tentativo di trasformare una questione istituzionale delicatissima in uno strumento di propaganda. Ed è, soprattutto, un voto a difesa dell’unità del Servizio sanitario nazionale e dell’uguaglianza tra i cittadini». Lo ha dichiarato Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione alla Camera, intervenendo nell’Aula di Montecitorio in dichiarazione di voto sugli schemi di intesa preliminare tra governo nazionale e alcune Regioni sulla concessione di ulteriori forme di autonomia.
«Oggi non dobbiamo scegliere – ha proseguito Benzoni – tra essere autonomisti o centralisti, amici o nemici della Lombardia. Noi non abbiamo un’opposizione ideologica all’autonomia prevista dalla Costituzione; ma non possiamo accettare che venga ridotta a una bandiera politica o a una compensazione da offrire alla Lega alla fine della legislatura. L’autonomia non si misura dal numero delle competenze trasferite. Le proposte relative a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sono sostanzialmente sovrapponibili. Se quattro regioni manifestano la stessa esigenza e chiedono le medesime competenze probabilmente siamo davanti a un’esigenza comune a cui si dovrebbe rispondere con una riforma valida per tutte le regioni».
«Il Servizio sanitario nazionale – conclude Benzoni – è già oggi profondamente frammentato. Noi vogliamo che la Lombardia possa assumere il personale necessario e possa garantire servizi migliori. Ma non possiamo accettare che avvenga indebolendo altre parti del Paese e alimentando una competizione interna a un sistema che dovrebbe rimanere nazionale e universalistico. Trasferire un potere da Roma a Milano non significa automaticamente avvicinarlo ai cittadini. Dobbiamo ricostruire una responsabilità nazionale sui diritti essenziali. Lo Stato deve garantire in maniera uniforme ciò che riguarda la dignità della persona, a partire dalla salute. Le regioni devono amministrare, programmare e organizzare i servizi all’interno di regole comuni. La Lombardia ha bisogno di liste d’attesa più brevi, trasporti migliori, servizi territoriali efficienti, personale sanitario sufficiente e istituzioni capaci di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Su nessuno di questi obiettivi le pre-intese forniscono garanzie concrete».




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