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Italcarni, il macello degli orrori: giustizia e verità

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    ItalcarniLo definiamo il macello degli orrori ricordando che è sicuramente in numerosa e buona compagnia, e certi che le cose terribili emerse dall’impianto Italcarni di Ghedi sono semplicemente emerse, aprendo uno spaccato su un mondo in cui non è difficile immaginare il ripetersi di situazioni analoghe: maltrattamenti atroci verso gli animali, coperture politiche, molta indifferenza e grande determinazione nel perseguitare chi, per ragioni professionali ed etiche, denuncia l’inammissibile.
    Intanto a Ghedi si riapre, senza che, procedimenti penali a parte, sia successo nulla di significativo non solo – sarebbe troppo bello – a proposito di una riflessione sulla dignità che la nostra specie riconosce alle altre, ad animali spremuti come limoni e poi uccisi senza alcun pensiero per il loro terrore, ma almeno in merito al ruolo dei professionisti coinvolti nella vicenda. Il proprietario di Italcarni ha ammesso la propria responsabilità nei maltrattamenti e nella vendita di carni contaminate resa possibile dai mancati controlli dell’ex Asl, mentre uno dei veterinari che ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato nell’udienza preliminare di qualche giorno fa nel Tribunale di Brescia è stato semplicemente trasferito dalla stessa Asl (e solo dopo il sequestro e le proteste) e nominato vicedirettore del Distretto veterinario di Leno.
    Lo stesso professionista era già indagato per un’altra vicenda di maltrattamento animale, della quale avrebbe omesso di farne denuncia all’Autorità Giudiziaria ed alla ASL di Brescia, avvenuta l’anno scorso in un allevamento abusivo di cani a Isorella, e alla luce di ciò ci chiediamo come sia possibile che l’ex Asl di Brescia riesca a decidere solo «traslochi»; ci chiediamo perchè il direttore generale Carmelo Scarcella, confermato dalla Regione alla guida dell’attuale Asst, dall’esplosione del caso a oggi non abbia preso altri provvedimenti, magari premiando il coraggio e l’onestà della veterinaria Vergerio che per prima si è ribellata alle procedure scorrette dell’azienda.
    Il silenzio della politica è evidenziato anche dalla mancata risposta a una interrogazione sul caso presentata in Regione addirittura a novembre dal Movimento 5 Stelle e totalmente ignorata dalla giunta Maroni, ma la Lega per l’abolizione della caccia non si accontenta dei silenzi e dei trasferimenti senza censure, e come già accaduto nel procedimento Italcarni, si è costituita parte civile anche nell’inchiesta sull’allevamento abusivo di cani di Isorella nella quale è coinvolto il già citato veterinario che ha compromesso gravemente la reputazione della sua categoria.

    Lega per l’abolizione della caccia Brescia

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