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La cultura a Brescia? Come i suoi musei

Goldindi Giorgio Vicario.

Ho precedentemente apprezzato il fatto che le avances di Goldin siano state respinte dal sindaco Del Bono e dal presidente della Fondazione Brescia musei Massimo Minini. In questa vicenda vi è stato un convitato di pietra, ossia l’assessore alla partita che non ha manifestato il suo pensiero, mentre è tornata a farsi viva per auto magnificare, come sempre, il suo operato vantando i famosi 38000 visitatori di cui 30000 non paganti. Piacerebbe sapere come vengono controllati questi numeri, visto che non hanno alcun riscontro documentale ed economico.
Inoltre, suddivisa nei trenta giorni del mese di agosto, questa massa di persone significa oltre 1200 presenze al giorno: possiamo domandarci in quali meandri della città finiscano? Rischiano di avere il sapore di altri numeri dati al solo scopo di dare sostegno ad una politica culturale inesistente. I nostri musei sono ridotti malissimo e non appare alcun progetto in grado di ridare credibilità e slancio ad un complesso che, nel passato recente, ha avuto momenti di gloria.
Pinacoteca-Tosio-MartinengoPiù volte è stato sottolineato lo scandalo della Pinacoteca Tosio Martinengo chiusa ormai da otto anni, senza alcun percorso per riaprirla. Fu la giunta Corsini ad operare tale malaugurata chiusura, mentre le collezioni sono parzialmente e malamente affastellate in Santa Giulia, progetto anch’esso in parte incompiuto. Si è parlato, ma sembrano promesse da marinaio, di una parziale riapertura nel 2018 perché non si vede alcuna iniziativa concreta che miri a raggiungere questa meta.
Il museo del Risorgimento è stato parzialmente svuotato, mettendo nelle casse buona parte dei cimeli risorgimentali e quelli zanardelliani. Anche qui dopo otto anni si procede facendo finta di nulla. O forse l’assessore non ha consapevolezza di questi fatti e non sa che metà museo si trova nei magazzini. Frattanto gli spazi museali del Grande Miglio vengono utilizzati per mostre più o meno interessanti, che potrebbero trovare la loro allocazione in altri spazi nel centro cittadino di cui il Comune fa spreco.
E che dire di coloro che si arrampicano faticosamente in cima al Cidneo per visitare il museo delle Armi per trovarlo talvolta chiuso? Non sarebbe ora di trovare a questa notevole collezione una sede più adatta in centro alla città? Sarebbe forse anche il caso di incrementarla in qualche modo.
Gli spazi archeologici nei pressi del Capitolium sono tenuti assai male, oltre ad essere usati impropriamente.

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L’assessore certamente non sa che esiste una problematica riguardante la Galleria d’arte moderna e contemporanea, che già esiste come collezione e che trova riscontro anche in alcune iniziative negli anni scorsi ma che è priva di sede. Del fatto è invece a conoscenza il presidente Minini, che però ad ora non ha mosso un dito in questa direzione. Peraltro lo stesso ha promesso di fare mostre più “scientifiche” ma finora abbiamo visto cose assai poco significative. Iniziative nuove sul Castello nessuna, nonostante mirabolanti promesse non suffragate da alcuna idea.
Il bilancio della cultura di questi tre anni di amministrazione è negativo nonostante le pretenziose autocelebrazioni dell’assessore che ritiene di fare cultura strimpellando in piazza con le chitarre. Poche iniziative e di non eccelsa qualità.
Non sono dunque i parametri quantitativi più o meno autentici che contano per dare valutazioni, ma il giudizio sulla qualità degli interventi. Speriamo di vedere qualcosa negli ultimi due anni di amministrazione, ma è solo l’ottimismo della volontà.

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