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Canton Mombello, Arcai: “Manca lo Stato”

L'assessore alla Cultura è intervenuto sulla questione del sovraffollamento del carcere cittadino che ha portato i detenuti a protestare con lo sciopero della fame.

(red.) L’assessore alla Cultura di Brescia Andrea Arcai è intervenuto con un suo scritto sulla questione del sovraffollamento di Canton Mombello. Lo pubblichiamo integralmente:
“Nel libro “L’allegra galera di Canton Mombello” il giudice Giovanni  Arcai richiamava all’ordine lo Stato e i cittadini perbene che, tanto si davano da fare per elargire denaro in beneficenza per le zone più povere del mondo, senza accorgersi della povertà dilagante che avevano sotto il naso. Non è cambiato niente! Lì dove si parcheggiano le auto per andare agli happy hour in Piazza Arnaldo il venerdì sera, stanno ammassate oltre 500 persone, per l’esattezza 530 negli ultimi giorni, in una struttura costruita un centinaio di anni fa per 204 posti, con un limite di tolleranza massimo di 270 persone. Queste persone, esseri umani, hanno avuto la colpa, o la disgrazia, di incappare nelle maglie della giustizia, che, come si sa, in Italia è eternamente lenta ed in ritardo su tutto.
Tutti sappiamo che l’Italia è in crisi, ma qui si tratta di un mondo fuori da ogni logica di rispetto dei diritti umani, per cui il nostro Paese è stato più volte richiamato dall’Europa. Qui si parla di persone, la maggior parte in attesa di giudizio, per la nostra Costituzione, da considerare innocenti fino a sentenza definitiva, che non hanno la possibilità di aprire le finestre per arieggiare le celle in cui stanno in sei, sette, dieci persone o più, che spesso non hanno i beni per l’igiene personale minima: spazzolini, carta igienica, sapone…
La direzione, la polizia penitenziaria, gli educatori, il personale sanitario, sono sottodimensionati rispetto alla massa di  persone di cui si devono prendere cura, il volontariato a Brescia fa tanto, il Comune aiuta, il Garante dei diritti dei detenuti da anni denuncia la situazione insostenibile a cui si è arrivati, ma lo Stato manca. Lo Stato, a cui fa comodo fare un ampio uso della custodia cautelare per tamponare i ritardi dei processi, per convincere i cittadini che possono dormire tranquilli nei loro letti, non spiega mai quanto costa mantenere un sistema in continua e dilagante emergenza, quanto sia rischioso e difficile per gli operatori lavorare in un ambiente del genere.
Lo Stato si dimentica che esistono soluzioni alternative, che il nostro legislatore illuminato ha previsto, ma di cui si fa poco uso, per difficoltà burocratica o per paura della reazione dell’opinione pubblica. Ci sono le misure alternative, c’è la giustizia riparativa, ci sono tanti progetti utili ed interessanti per cui il volontariato si batte da anni, che possono far sì che le pene vengano scontate fuori dal carcere, in modo più proficuo per la società e sicuramente più educativo per i condannati.
Ci si scandalizza tanto per i poveri beagle di Green Hill, ma nessuno leva la voce per degli esseri umani, che colpevoli o no, stanno ammassati come delle sardine in scatola. L’art.27 della Costituzione Italiana parla di privazione della libertà, non di privazione dei diritti umani, parla di rieducazione, non di pressione psicologica tale da indurre al suicidio. Canton Mombello è nel centro della nostra città, chi vive al suo interno prima o poi tornerà, se sopravvive, a camminare per la strade della nostra città, ad essere un cittadino, se vogliamo che a quel punto rispetti la legge, dobbiamo essere i primi a pretendere che lo Stato la rispetti nel momento in cui stabilisce di rinchiuderlo in una cella, garantendo un livello dignitoso di igiene, condizioni di vita, proposte rieducative.
Vi sono tanti modi di fare beneficenza o di protestare, il primo è quello di informarsi e di informare sulla realtà della situazione chi ha il potere ed il dovere di riportare la nostra città alla legalità, altrimenti come potremo pretendere che i nostri giovani siano i primi a rispettarla?

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