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Perché piangere sulla Mille Miglia?

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Diciamo subito che non condividiamo lo stracciarsi di vesti di alcuni importanti bresciani per la sentenza del Tar che ha messo in forse la realizzazione della Mille Miglia 2007, togliendo


alla società Marva di Costantino Franchi la gestione della corsa, affidatale dall’Aci di Brescia dopo aver annullato una gara d’appalto vinta da una ditta forestiera (la ligure Ati).
Questa è una vicenda complessa e poco chiara, con strani rapporti e legami tra vecchi amici e sòdali di antica data sulla quale a nessuno conviene esprimere giudizi. Bisogna però ricordare che il Tar di Brescia non è certo un Tribunale del Popolo e se si è sentito in dovere di tagliar fuori la Marva, riconoscendo i diritti dell’Ati, qualche buon motivo ci deve pur essere.

Diciamo anche che ci fanno riflettere alcune valutazioni espresse recentemente sulla vicenda dal sindaco Paolo Corsini in rappresentanza della città. Citiamo a memoria: “Sarebbe una mutilazione non avere la Mille Miglia: non posso nemmeno immaginare che per un anno Brescia non possa fregiarsi della corsa più bella del mondo. Sarebbe un danno enorme, per gli appassionati, ma anche per tutti i cittadini, che sono da sempre molto legati alla corsa”. Come non condividerle? A tutti infatti dispiace constatare il declino nella nostra città di uno sport di massa come il collezionismo di auto d’epoca.

Scherzi a parte, saremo un po’ all’antica, ma a noi vedere il centro storico di Brescia invaso per un paio di settimane da alcune decine di miliardari tedeschi e di figli di papà italiani che si pavoneggiano sulle loro automobili da sogno dà piuttosto fastidio. Saremo moralisti, ma non possiamo non pensare che il prezzo di ognuna di queste bellissime auto basterebbe a mantenere un intero villaggio africano per due o tre anni. Saremo vecchio stampo, ma degli appassionati di questo sport (se vogliamo chiamarlo così) non c’importa proprio niente.

Intendiamoci: ognuno spende i propri soldi come vuole e questi signori si comprino pure non una, ma dieci Ferrari da due o tre milioni di dollari. Il fatto è che secondo noi non si dovrebbe dargli in consegna il centro della città. Mandiamoli sul piazzale davanti all’Iveco oppure nell’area feste oltre San Polo: lì c’è tutto lo spazio che si vuole e non darebbero fastidio a nessuno. Ma forse a quel punto se ne presenterebbero molti di meno.

Apparire, esibire, ostentare sono infatti secondo gli psicologi le motivazioni chiave di questo tipo di manifestazioni. Se poi pensiamo al circo Barnum che ruota attorno a una Mille Miglia, con tanto di show girls in cerca di un flash, vecchi attori sul viale del tramonto, uomini d’affari condannati nei tribunali, politici più o meno trombati, possiamo solo rabbrividire al pensiero dello spettacolo che viene dato in pasto ai giovani bresciani. E infatti sappiamo di molti cittadini che in quei giorni portano in salvo i bambini, vanno a trovare amici lontani, oppure cercano ospitalità presso parenti che vivono in paese.

Non ci si venga a dire che, dopotutto, uno spettacolo è uno spettacolo. Per restare all’esperienza bresciana, se ci permettete, un conto è il Festival internazionale del circo contemporaneo, un conto è la Mille Miglia. Una cosa sono le mostre di Santa Giulia e un’altra le passerelle di auto cromate. Un tipo di sport è quello rappresentato da una corsa podistica o ciclistica che attraversa il centro, e un altro quello mostrato da una carovana rombante che riempie di gas di scarico le vie di Brescia.
Siamo su pianeti diversi. Ci sono le iniziative di sostanza e di contenuto – e Brescia ne ha viste molte anche grazie all’attuale amministrazione – e quelle tutta parvenza, figlie di una sottocultura televisiva che fa dell’esteriorità la sua unica ragion d’essere. Per favore, se proprio dobbiamo, rimpiangiamo le prime.


(pubblicato il 28 febbraio 2007)

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