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Perché la finanza bresciana torna protagonista

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Sembrerà incredibile a chi da anni parla di declino dell’economia della Leonessa, ma ancora una volta passano da Brescia alcuni snodi importanti che possono determinare i destini della grande finanza italiana.
E’ una storia interessante da raccontare, e – prendendola larga – inizia con una domanda: il Monte dei Paschi di Siena è destinato a dire addio alla Hopa che fu di Emilio “Chicco” Gnutti e nella quale detiene il 9,6%? Negli ambienti finanziari la cosa viene data come probabile dopo la decisione della banca toscana di focalizzare le risorse sul proprio business, facendo cassa con la vendita delle partecipazioni non più strategiche.
L’istituto controllato dal Comune di Siena ha già ceduto il suo 1,58% delle Assicurazioni Generali a Mediobanca con un contratto “a termine” di circa 670 milioni, con 220 milioni di plusvalenza e conservando per ora il diritto di voto. Quindi adesso gli occhi sono puntati sulla merchant bank dei bresciani, che ha perso molto del proprio appeal con il pensionamento anticipato dei protagonisti della finanza d’assalto dei primi anni del millennio.
Per inciso, nel mirino c’è anche Finsoe, la finanziaria di controllo di Unipol: a fine aprile, infatti, scadrà il patto di consultazione tra Montepaschi (che ne possiede il 27%) e Holmo, la cassaforte della Lega delle cooperative che di Finsoe ha la quota di controllo.
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Il vero dubbio dei senesi è però questo: chi sarà disposto a comprare il 9,6% di una Hopa ormai in declino? E a quali prezzi?
La risposta, nel nostro caso, è un’altra domanda: qual è l’imprenditore più in auge nell’arena bresciana, anche se bresciano non è? Semplice: si tratta del franco-polacco Romain Zaleski, patron della Carlo Tassara che, partendo dalle acciaierie di Breno, è diventata una finanziaria internazionale di tutto rispetto, detenendo partecipazioni stimate in oltre 6 miliardi di euro, che comprendono quote strategiche in Generali e Sanpaolo-Intesa, ma anche – brescianamente parlando – in Asm a Banca Lombarda.
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Zaleski è naturalmente anche socio importante della finanziaria Mittel, il cui stratega è da sempre il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, del quale il finanziere franco-polacco viene spesso descritto come il braccio armato.
Il professore ha già messo a posto la “sua” Banca Lombarda con le Banche Popolari Unite. E adesso corre voce che voglia sistemare e rafforzare Mittel – culla da sempre della finanza cattolica di casa nostra – approfittando della debolezza dei “rivali laici” della Hopa, orfani di Chicco Gnutti e quindi poveri di strategie e ricchi di debiti (oltre che di partecipazioni sparse qua e là), ma forti ancora di vecchie alleanze che basterebbe poco per rimettere a frutto.
Se per esempio la fusione Mittel-Hopa si facesse, è possibile che il Monte dei Paschi possa restare azionista della merchant bank bresciana. E anche il rapporto con Unipol (che rimane, nonostante Hopa abbia venduto a Bnp-Paribas un 4,5% di Finsoe) potrebbe tornare utile al professore in vista della guerra finanziaria di primavera che, partendo dalla rinegoziazione delle quote di Mediobanca, arriverà al rinnovo del consiglio di amministrazione delle Generali, il vero nodo strategico della grande finanza italiana.
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L’Unicredit di Alessandro Profumo sta cercando di evitare un eccessivo avvicinamento di Generali al gruppo Intesa-San Paolo: un avvicinamento già prevedibile con l’arrivo alla vicepresidenza della banca di Bazoli di Antoine Bernheim, il grande vecchio, ex presidente ed ex uomo forte del Leone di Trieste. Se così sarà, il confronto tra Bazoli e Profumo, finora sempre rinviato, promette scintille...

(pubblicato il 4 gennaio 2007)

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