Via Lombroso, Gozzini in silenzio resta in carcere

Secondo il giudice sarebbe lucido e potrebbe uccidere ancora, quindi resta a Canton Mombello. Rigettata la richiesta di trasferirlo in Psichiatria al Civile.

(red.) Ieri, lunedì 7 ottobre, nell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Canton Mombello a Brescia davanti al giudice delle indagini preliminari Giulia Costantino si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma Antonio Gozzini, il 79enne accusato dell’omicidio della moglie 63enne Cristina Maioli nella camera da letto del loro appartamento al sesto piano di via Lombroso, in città, resta detenuto dietro le sbarre. Secondo il giudice, l’uomo sarebbe stato lucido nel delitto della coniuge e potrebbe addirittura uccidere ancora.

La donna venne trovata morta nell’appartamento venerdì pomeriggio 4 ottobre, ma il delitto si era consumato diverse ore prima, nella notte di giovedì. Si attende l’autopsia, in programma tra oggi, martedì e domani, mercoledì, per capire con certezza quali siano stati i colpi fatali, ma di certo è stata tramortita con colpi di mattarello e poi finita a coltellate.

Il marito fin dal primo interrogatorio, assistito dal proprio avvocato, non ha saputo fornire una spiegazione di quella ferocia e gli inquirenti ritengono anche che l’uomo non avesse intenzione di suicidarsi come aveva detto. Di conseguenza, niente trasferimento nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Civile di Brescia come aveva chiesto l’avvocato e al contrario l’uomo resta dietro le sbarre.

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