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Infortunio mortale a Flero, misure sicurezza nel caos

Ahmed Sattoui, 48 anni, è la vittima della caduta di ieri mattina in via Lana. Stava lavorando sul tetto con i colleghi. Nella bufera il tipo di subappalto.

(red.) Si chiamava Ahmed Sattoui, 48 anni marocchino e residente a Grumello, nella bergamasca, la vittima del tragico infortunio sul lavoro avvenuto ieri mattina, giovedì 5 settembre, a Flero, nel bresciano. Il muratore, che pare avesse questo impiego solo da un mese, è precipitato dal tetto del capannone della Metalleghe Spa perdendo la vita sul colpo dopo lo schianto a terra e un volo di alcuni metri. E’ accaduto tutto in pochi minuti prima delle 10 in via Francesco Lana quando un’impresa edile di Palazzolo che aveva avuto in subappalto i lavori di sistemazione della copertura da un’altra azienda alla quale si era rivolta proprio la Metalleghe, era al primo giorno di quell’attività.

L’azienda di Flero aveva disposto i controlli sul tetto del capannone, vuoto in questo momento, come misure di sicurezza anche dopo il maltempo dei giorni scorsi e in vista di aprire una nuova attività all’interno. E di conseguenza l’operaio 48enne era appena salito sulla copertura. Ma nell’arco di pochi minuti, mettendo un piede su una lastra di plexiglas, questa non avrebbe retto e l’uomo è precipitato nel vuoto davanti agli occhi degli altri colleghi che hanno avvertito la fabbrica e chiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto, oltre alle ambulanze a bordo delle quali i sanitari non hanno potuto fare altro che accertare la morte, sono arrivati anche i tecnici di Ats e i carabinieri di Bagnolo Mella per ricostruire la dinamica del nuovo morto sul lavoro. E nel mirino ci sarebbero le misure di sicurezza adottate dall’impresa che aveva l’appalto, tanto che da più parti emerge come gli operai non fossero stati ben ancorati o imbragati prima di procedere con i lavori.

E ora si deve piangere un’altra vittima, l’ennesima nel bresciano. L’uomo, che da dieci anni era in Italia dopo le origini a Casablanca, da Modena si era trasferito nella bergamasca ed era sposato e con due bambini di 6 e 11 anni. Proprio ieri la famiglia ha ricevuto la drammatica notizia, con la moglie che ha detto ai carabinieri di stare aspettando il coniuge nel pomeriggio, ma mai arrivato. E dalla Metalleghe dicono che i loro capannoni sono a norma e certificati, mentre le direttive di sicurezza che avevano raccomandato non sarebbero state rispettate. E di fronte al nuovo dramma sul lavoro non mancano le reazioni da parte dei sindacati.

“Questo nuovo gravissimo episodio si aggiunge alla lunga serie che ha funestato il 2019. Un quadro sempre più allarmante a livello nazionale con i dati Inail sui primi sette mesi dell’anno che registrano un aumento degli infortuni mortali del 4,3% sul 2018, con un picco che riguarda la Lombardia. Nella nostra provincia – dice la Cgil – le denunce di infortunio sono state 9.970 e i decessi 16, ai quali si aggiungono altri 3 episodi mortali da agosto ad oggi. Un infortunio che nella dinamica ricalca quello recentemente verificatosi a Carpenedolo. E non è un caso che gli infortuni si verifichino frequentemente tra i lavoratori delle ditte in appalto e in sub appalto, perché è proprio su di loro che si accentua la logica della competizione”. “Diamoci una mossa – aggiunge Alberto Pluda della Cisl di Brescia – penso a quanto denunciato dal presidente del Collegio Costruttori poche settimane fa, e cioè che l’irregolarità delle imprese è una minaccia alla sicurezza”.

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