Lettere al direttore

Radioattività a Capriano, 20 anni di non interventi

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    Risulta difficile per i non addetti ai lavori comprendere gli articoli apparsi in questi giorni sul
    Caso Radioattività- Metalli Capra di Capriano del Colle e, a nostro parere, occorrono
    ulteriori elementi e argomenti a chiarimento per consentire ai lettori e più in generale alla
    cittadinanza le riflessioni più opportune e magari alle Autorità preposte un’ azione più
    consapevole ed efficace.
    La situazione della provincia di BS in quanto a presenza di rifiuti radioattivi è nota almeno a
    partire da prima degli anni 2000 allorché alla ex Metalli Capra (discarica) furono conferiti a
    quanto pare rifiuti radioattivi provenienti dalla bonifica di un impianto della provincia di
    Varese a seguito di un incidente.
    Da allora si sono succedute occasioni varie di riprendere l’argomento dei “rifiuti
    radioattivi” e interpellare gli Enti preposti al fine di valutare coerentemente le situazioni di rischio presenti sul territorio e il loro evolvere nel tempo.
    Alla fine del primo decennio del 2000 l’argomento radioattività torna ancora di attualità per
    la discarica Capra, per la cava Piccinelli, per gli incidenti intercorsi in due acciaierie del
    Bresciano.
    La situazione italiana successivamente viene di nuovo fotografata (nel nostro Paese si fanno
    molte fotografie cui segue ben poco) dal rapporto ISPRA relativo ai rifiuti radioattivi al
    dicembre 2016 che riporta nella sezione che riguarda i “Materiali e i rifiuti radioattivi
    derivanti da attività di bonifica” la situazione nazionale che, con la eccezione di due siti
    uno a Verona e l’altro a Vicenza, ahinoi risulta tutta lombarda e per lo più bresciana.
    E’ quindi da parecchio tempo che le Autorità competenti e le autorità tecnico scientifiche
    deputate al controllo e alla vigilanza conoscono la situazione, tant’è che da più parti in
    passato, proprio su tale conoscenza, si proponeva infine l’attivazione del deposito
    nazionale previsto dalla norma, onde risolvere la parcellizzazione dei depositi sul territorio
    (lombardo e bresciano soprattutto) e superare una volta per tutte le azioni emergenziali
    (concrete o anche solo sospette) ricorrenti collegate a detti depositi “transitori”. 

     

    Per quanto concerne le situazioni ambientali anche a supporto delle ASL, negli anni
    duemila ARPA Lombardia si organizzò in una struttura centralizzata, specialistica, per la
    gestione – studio delle problematiche, avocando organicamente presso la sede centrale di
    Milano le competenze tecniche fino allora distribuite territorialmente.
    Regione Lombardia ha presentato e rappresentato il tema specifico in sede nazionale ma
    finora non si sono trovate le soluzioni per il deposito nazionale e benché stanziati fondi per
    le bonifiche (a dire il vero soltanto lo scorso anno) nessuna risorsa economica pare essere
    concretamente disponibile per avviare attività finalizzate alla soluzione dei temi. Ciò in
    particolare anche per la discarica ex Metalli Capra che continuava a conferire il percolato
    in azienda di smaltimento idonea.
    La situazione sopra descritta appare per lo meno disarmante: come appare emergere
    dagli articoli dei giornali di questi ultimi giorni, gli enti tecnici preposti, di supporto alla
    Autorità Competente, non sono ancora pervenuti a formulare una, neppure minima,
    ipotesi di azione riferendone poi doverosamente alla stessa autorità investita della
    problematica. Così da una situazione di gestione “sufficientemente” tranquilla si giunge
    ora ad una situazione di crisi che doveva e poteva essere evitata, ponendo invece
    l’Autorità Competente in condizioni di agire per tempo e il fatto che prima o poi il
    percolato della discarica non venisse più ritirato poteva/doveva essere preso in
    considerazione (una semplice analisi di rischio lo avrebbe evidenziato!) come pure anche
    che gli stanziamenti per la bonifica seppure individuati non fossero disponibili in tempi
    utili.
    Si obietterà che la soluzione tecnica compete al gestore: ma nessuna soluzione di queste
    problematiche compete unicamente al gestore trattandosi di soluzioni che impattano
    sull’ambiente e sulla salute. Il gestore certamente dovrà metterci le risorse ma in che tempi
    e su quali progetti dovrebbe essere noto a priori in particolare per definire da parte dello
    stesso se del caso piani economici efficaci.
    Da oltre 20 anni qui si conoscono i rischi presenti e potenziali in termini di ambiente e di
    salute : Ministero, Prefettura che bene ha fatto a muoversi……. solamente ora con il
    nuovo Prefetto di Brescia, dott. Attilio Visconti…….. ARPA, ASL, e enti locali ne sono
    consapevoli (e poi ancora da almeno 3 anni la fotografia è stata anche e per di più
    riaggiornata!!).
    Che si tratti ancora una volta del classico gioco di ruolo in cui i livelli di responsabilità
    risultano tutti consapevoli ma di decidere il che fare non se la sente proprio nessuno
    secondo la filosofia spiccia del “se non faccio, non sbaglio”? 

     

    Prevenire significa agire in anticipo prima che si configuri il rischio concreto sotto ogni
    profilo. Da qui al cittadino l’inevitabile sconforto e il proliferare della sfiducia.
    AMBIENTE FUTURO LOMBARDIA, avendo piene fiducia nell’opera di regia del Prefetto di
    Brescia, chiede risposte certe, definitive; che venga individuata la soluzione definitiva del
    tema radioattività per la Provincia di Brescia e la definizione (anche in termini temporali
    chiari) di un programma teso alla bonifica dei siti bresciani, con conferimento dei
    materiali contaminati nel deposito nazionale previsto per legge.

    Brescia li, 6 agosto 2019
    per Ambiente Futuro Lombardia
    Imma Lascialfari

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