(red.) La situazione sull’epidemia da polmonite che dall’inizio di settembre ha colpito oltre 600 persone tutte nel raggio compreso tra la bassa bresciana e l’alto mantovano, è in continuo divenire. Infatti, come segnala il Giornale di Brescia dandone notizia, martedì 9 ottobre al pronto soccorso dell’ospedale di Desenzano del Garda è morto un 49enne residente sul lago. A preoccupare è il fatto che la stessa persona, un disoccupato e quindi senza un lavoro esposto a possibilità di contagio, era già stato ricoverato nella stessa struttura all’inizio di settembre e prima che l’Agenzia di Tutela della Salute attivasse ogni protocollo per l’epidemia che era ancora alle battute iniziali. L’uomo era stato dimesso perché in buona salute, ma nelle settimane successive il suo quadro sanitario è peggiorato portandolo all’arresto cardiaco.

E martedì, nonostante il trasferimento in ospedale, per lui non c’è stato nulla da fare. Il caso, come quello delle altre vittime, è stato segnalato al pm Maria Cristina Bonomo a capo dell’inchiesta per epidemia colposa e che ha disposto l’autopsia. L’esame sarà effettuato oggi, giovedì 11 ottobre, all’istituto di Medicina Legale dell’ospedale Civile di Brescia e nei prossimi giorni saranno disponibili i risultati. Nel frattempo si sono chiarite altre due situazioni. Quella del bimbo morto il 20 settembre a Manerbio e di un’altra contagiata ricoverata al Civile. Il piccolo non è deceduto per legionella né polmonite, ma per una malformazione congenita pregressa. L’altra donna, invece, è di Castegnato ed è risultata essere positiva alla legionella. Eppure non era mai stata collegata agli episodi che per quaranta giorni hanno coinvolto la bassa bresciana. In questo panorama così preoccupante, devono ancora essere definite con certezza le cause della maxi epidemia.

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