(red.) La stagione venatoria nel bresciano, come in altre parti della Regione Lombardia, è iniziata da sole tre settimane, ma già si segnalano una molteplicità di azioni illegali e non solo. Tanto che i carabinieri forestali dell’ex Noa hanno persino scoperto una chat di Whatsapp attiva da anni e alla quale avevano aderito diversi cacciatori. Il meccanismo era molto semplice e prevedeva che all’arrivo di forestali, Wwf o altre associazioni ambientaliste, qualcuno lanciasse un messaggio vocale sul gruppo per avvisare tutti gli altri. In questo modo c’era il tempo per smettere di sparare alle specie protette, spegnere i richiami acustici e rimuovere le trappole. Creatori di questa chat, di cui scrive Bresciaoggi, beccati nel loro capanno di Gianico, in Valcamonica, erano stati padre e figlio.

E un’iniziativa simile era presente anche in Valsabbia. I due sono stati denunciati per abbattimento di specie protette. Nel frattempo proseguono i controlli, non senza risultati, da parte del personale delle forze dell’ordine contro il bracconaggio. In alta Valtrompia sono stati bloccati due cacciatori vagantisti, di cui uno per uso di richiami acustici e il secondo per aver abbattuto uccelli protetti. Fenomeni di uccellagione anche in alta Valsabbia, con un denunciato per possesso di pettirossi catturati attraverso gli archetti.

Poi, ancora, tra Sebino e Valtrompia dove sono stati beccati altri a piazzare trappole, finti allevatori di uccelli o catturati in modo illegale. Sequestri anche in Franciacorta per due allevamenti irregolari e con anellini manomessi. Dal punto di vista dei numeri, a finire nel mirino dei bracconieri sono soprattutto i rapaci, come dicono dal Cabs. Non a caso, dall’inizio della stagione di caccia il Wwf gestore del Cras di Valpredina, nella bergamasca, parla di dodici esemplari feriti e di cui oltre la metà arrivano dal territorio bresciano.

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