(red.) Da accusatrice ad accusata. E’ il destino che ha riguardato l’anziana 89enne di Castelcovati, nel bresciano, che aveva attaccato un vicino di casa rumeno reo di averla violentata nel letto di casa e mentre dormiva. La vicenda risale all’agosto del 2016 quando il presunto aggressore venne arrestato e portato in carcere dove era rimasto per 36 giorni. In seguito, però, le indagini, anche grazie al Dna, avevano appurato che la donna non era stata violentata dal giovane, ma aveva stretto una relazione con un 70enne.

Entrambi, in pratica, avevano voluto tendere una trappola al rumeno. Che nel frattempo ha perso il posto di lavoro ed è stato costretto al rimpatrio. Nelle ore precedenti a martedì 31 luglio la procura di Brescia ha notificato ai due la chiusura delle indagini accusandoli di calunnia e simulazione di reato. Ora i due avranno venti giorni di tempo per farsi sentire dal pubblico ministero o depositare una memoria difensiva. In seguito si valuterà l’eventuale rinvio a giudizio. E già l’11 settembre si tornerà in tribunale per l’udienza in cui sarà stabilito il possibile risarcimento per il rumeno per l’ingiusta detenzione.

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