Cinghiali abbattuti, otto amministratori accusati

Tra loro anche il presidente della Provincia Mottinelli e il comandante della Polizia Provinciale Caromani. Avrebbero favorito la pratica e i cacciatori.

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(red.) Il tema all’ordine del giorno nel bresciano quando si parla di caccia e di agricoltura resta quello dei cinghiali. Si stanno valutando tutte le misure possibili e ovviamente legali per contenere questa specie evitando che distrugga terreni e campi coltivati. Ma nel frattempo, come ne dà notizia il Giornale di Brescia, otto amministratori bresciani sono indagati da parte del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. L’accusa in genere per tutti è di aver rovinato la diversità della fauna, peculato e uccisione ingiustificata di animali.

Tra gli accusati ci sono anche il presidente della Provincia Pierluigi Mottinelli e il comandante della Polizia Provinciale Carlo Caromani. Oltre a vari tecnici della Regione Lombardia e dell’ambito di caccia. Vengono contestate le battute venatorie usate per contenere i cinghiali e ritenute fuori norma. Ma anche perché nei 120 interventi adottati in due anni sono stati uccisi 254 esemplari. Nel caso di Mottinelli e di altri due si contesta la macellazione abusiva di oltre 150 animali.

Per Caromani si parla anche di violazione di segreto per aver dato notizia dell’inchiesta agli indagati. Tra le varie accuse, c’è quella di aver regalato ai cacciatori gli esemplari di cinghiali come sorta di rimborso per l’aiuto dato. Oltre ad aver immesso sulle sagre di paese la carne macellata in modo illecito e senza analisi igieniche. Lo stesso magistrato chiede al giudice, che sentirà tutti gli indagati, di sospendere dall’incarico per un anno ogni accusato, tranne Mottinelli e un altro coinvolto.

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